Questa foto che ho scattato domenica scorsa è brutta. È talmente brutta che non fa nemmeno il giro per rientrare nell’estetica dump che tanto va ora. Ho deciso di pubblicarla e tenerla nel mio feed nonostante queste vibes così instagram2014 perchè avere nello stesso campo visivo Liam, Noel e Bonehead in fila sullo stesso palco ha un valore simbolico enorme per me e tanti della mia generazione: siamo cresciuti con le canzoni degli Oasis in tv, in radio e sui primi iPod, ma nati e diventati grandi troppo tardi per poter assistere a un loro concerto. E allora abbiamo costruito il loro mito nelle nostre teste sulla base dei racconti dei fratelli maggiori, dei cugini più grandi e dei loro amici che avevano fatto in tempo a vederne uno interiorizzando il fatto che noi, quella roba lì, l’avremmo potuta solo immaginare e che non sarebbe tornata mai più.
Essere a Manchester in questi giorni è stato per noi come (e qui rubo la metafora a @ilaria_boccardi ) essere a La Mecca, in un ritrovo di fedeli che hanno sempre creduto in qualcosa senza poterlo toccare, vedere o esperire, ma che d’un tratto si è materializzato e non ha deluso le aspettative. Sì, sto gridando al miracolo.
E chissenefrega se i Gallagher hanno davvero fatto la pace oppure si tengono per mano a favore di camera per soldi, il concerto è davvero figo e milioni di persone come noi sono felici di averlo visto e ricorderanno queste giornate per tutta la vita.
Viva i concerti, viva la birra volante, viva i bucket hat, viva gli Oasis.
Mad fer it.