Le lettura del recente impazzimento di Trump è sbagliata. Anzi, è volgarmente disonesta.
Di più: è un alibi.
Trump è Trump, da sempre.
Vogliamo per facilità e per convenzione individuare un momento nel quale era necessario prendere le distanze per non riprendere mai più alcun tipo di vicinanza?
6 gennaio 2021, Assalto a Capitol Hill
Sconfitto alle elezioni “ispira” un tentato golpe per rovesciare l’esito delle urne e rimanere presidente al posto del legittimo vincitore.
Da quel momento ad oggi c’è stato di tutto: l’asservimento alla politica genocidaria di Netanyahu, gli omicidi dell’Ice, la retorica del dipartimento della guerra tradotta sul piano pratico in aggressione su più fronti geopolitici, lo smantellamento delle regole del diritto internazionale, le decine e decine di migliaia di morti civili, bambine e bambini, l’umiliazione pubblica e sistematica delle donne e delle minoranze, la farsa del board of peace, le menzogne sul caso Epstein, il sostegno agli autocrati e alle politiche illiberali fuori e dentro l’Europa, gli omicidi legalizzati nei Caraibi di presunti narcotrafficanti che nessuno ha mai provato, i dazi usati come arma per punire paesi non allineati, gli affari miliardari di cui stanno beneficiando la sua famiglia e la sua accolita di spregiudicati finanziatori grazie alle scelte e alle dichiarazioni della presidenza, l’uso dei social come un tredicenne narcisista in piena crisi adolescenziale.
Non servivano gli insulti al Papa per mostrare sdegno e prese di distanza.
Bastava essere intellettualmente onesti.
Troppo tardi.
Di storie bellissime scoperte per caso in posti bruttissimi.
Di permessi temporanei vergati a penna su fogli volanti.
Di percorsi inattendibili verso ponti bombardati.
Di batterie fradicie messe ad asciugare in sacchi di riso.
Di onde che si schiantano contro giornate di quiete apparente.
Di sorrisi fra le macerie per inghiottire le lacrime e la paura.
Di bevute notturne per attutire il rumore dei droni prima di andare a dormire.
Di corse in macchina inseguiti da un ordine di evacuazione, l’ennesimo.
Di mondiali sfumati.
E di ciliegi che aspettano il mio rientro a casa per mostrarmi i loro fiori.
O almeno così mi piace pensare.
Lebanon 🇱🇧