THE DAMNED un film di Roberto Minervini’s
Official Selection - Un Certain Regard at @festivaldecannes
Inverno 1862. Nel pieno della guerra di Secessione, l’esercito degli Stati Uniti invia ad ovest una compagnia di volontari con il compito di perlustrare e presidiare le terre inesplorate. La missione travolge un pugno di uomini in armi, svelando loro il senso ultimo del proprio viaggio verso la frontiera.
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Credit: Okta Film | Pulpa Film
GIGI LA LEGGE: un anno fa eravamo sul set a combattere il caldo e le zanzare, oggi stiamo correndo rapidissimi verso la prima a @filmfestlocarno ! Una squadra così non la ferma nessuno 😉
Avere un figlio maschio non era nei miei piani. Ho sempre pensato alla mia vita come alla vita di una mamma di ragazze, con le quali giocare leggere vestire immaginare un mondo nuovo al femminile. Non c’è niente di più puntuale della maternità nel ricordarci che quello che abbiamo immaginato per noi spesso e volentieri non ha niente a che vedere con quello che ci succede. appena la linea del test mi ha detto sei incinta tutte le donne attorno a me sfiorandomi la pancia hanno saputo che stavo per dare alla luce un maschio, con tanta sicurezza che non poteva che essere vero. Ho un pene nella pancia dicevo sempre, più con stupore che con delusione, perché quando le cose son così inaspettate non sopraggiunge nemmeno lo sconforto.
Forse sei arrivato proprio per questo: il mondo dei maschi, io, lo sto riscoprendo - riscrivendo - da zero. Non c’è niente che mi piaccia di più di questo piccolo maschio che mi sta incollato addosso, che mi guarda con occhi adoranti ed è attratto con pari entusiasmo da tutti gli animali (ma specialmente dai bau), dalle bolle di sapone e dai miei braccialetti di perline.
Forse sei arrivato proprio per questo: farmi riscoprire- riscrivere - il mio rapporto con i maschi da zero, farmi smettere di dire a me i maschi non mi piacciono, costringermi ad ammettere che non è vero.
Avere un figlio maschio non era nei miei piani, e forse proprio per questo è così sorprendente?
È strano lavorare con le immagini e con le storie in questo tempo in cui ogni cosa sembra raccontata e ogni immagine sembra essere già vista. A volte ti viene il dubbio che forse sarebbe meglio stare in silenzio, spegnere la camera, occuparsi di altro. Soprattutto adesso, che il tempo corre velocissimo, sulla pelle di Olmo e sulla mia e sulla corteccia del suo albero che mette le foglie nuove della sua seconda (!) primavera. Ma avere accanto un bambino è proprio rivedere il tuo punto di vista, passare più tempo accovacciata a terra, guardare da angolazioni nuove, scoprire voglie nuove di raccontare e raccontarsi. È sorprendente, lo stupore con cui Olmo scopre il mondo, noi non ce lo ricordiamo e forse è per questo che avere bambini attorno è così rigenerante: guardi di nuovo tutto per la prima volta, ti illumini anche tu per cose che hai già visto mille volte e che ormai non guardi più, pensi che tutto si possa rifare diversamente. Viene una gran voglia di scrivere e raccontare e costruire, perché tutto sembra nuovo fiammante, o almeno è così per me, che voglia grande di viaggiare filmare lavorare incontrare che mi scorre dentro, ancora più di prima, anche se prima era più semplice - guardare il mondo da più altezze è più difficile, ma forse è anche l’unico modo per continuare a farlo 🌳
Olmo doveva nascere il 28 febbraio 2025 ma io il lunedi 10 mi sono svegliata e ho cancellato tutti gli impegni della settimana e ho iniziato a dire a tutti ci siamo, sta arrivando, siamo pronti. Quei cinque giorni prima del tuo atterraggio sono stati tutti pancia e coccole e attesa, chiederci come sarebbe stato il tuo viso, chi saresti stato tu. Ci penso continuamente in questi giorni, mi sembra ieri, mi sembra una vita fa, e infatti lo é. Quello che in quei giorni sapevo ma non sapevo-sapevo é che partorire é doloroso da matti, le placche tettoniche del tuo mondo si spostano, da quel terremoto sbuca un bambino nuovo e pure una nuova donna - “essere genitori ti cambia” non é un modo di dire. Ció che ti cambia é assistere allo spettacolo di questa persona nuova che esce da te e diventa altro, diventa sé, non puoi distogliere l’attenzione. in quei giorni ancora tutto questo era solo immaginario, ma non era immaginario l’amore che ti aspettava sul pianeta terra. In questo anno ho raccontato a spizzichi e bocconi la mia personale esperienza di matrescenza, ho letto e ascoltato i racconti di altre. So che questo racconto cambierà nel tempo man mano che cambieremo noi e allora continuo a imprigionare qui pezzettini della nostra storia, per non farli fuggire via, per continuare questa conversazione aperta. Aspettarti é stato bello per me, per noi, per 38 settimane ma soprattutto in quegli ultimi cinque giorni d’inverno in cui tutto ancora doveva accadere - e poi, é accaduto.
(Olmo é nato il 15 febbraio 💞)
Le parole restano sempre le stesse, ma i significati si allargano e si stringono. Nel mio mondo nuovo “casa” é un posto dove wendy puó salire sul divano e la famiglia si occupa di olmo mentre io tranquilla posso riposare. “Riposo” é stare in silenzio un’oretta, senza prendermi cura di altri esseri viventi. “Cura” é riposo, nutrimento, risate, pulizia, svago, calore, attenzione, conforto. “Conforto” é abbracciarsi forte e sapere che ci siamo, che quando dici mamma! io rispondo sono qui. “Sono qui” é non essere altrove anche se a volte lo desideri, ma sapere che se fossi lì vorresti essere qui, e qui é un presente fatto di parole nuove e gesti nuovi e fatiche nuove e felicità nuove. “Nuovo” é il mondo che é iniziato nel 2025, nuova io e nuovi noi, e nuovo é dirci ogni giorno che fortuna, che anche prima eravamo fortunati e felici ma ci dimenticavamo di dircelo, e invece adesso lo riconosciamo. “Riconoscere” é guardarsi in foto e dirsi sì, son proprio io. “Io” é compagna amica figlia sorella producer lettrice canara ariete ascendente sagittario, e mamma di olmo. “mamma di olmo” é stata la parola del 2025 e sarà anche quella del 2026.
And so this is Christmas, and what have you done?
Quest’anno, direi che abbiamo fatto tantissimo.
É il nostro primo Natale insieme e, nonostante la febbre, é magico proprio come era magico il Natale quando i bambini eravamo noi. ❤️🎄buon santos natal a noi!!
Partire per lavoro - specie per andare sul set - era il mio momento con me, un tempo scisso dalla mia vita quotidiana, sospeso, come nella serie tv severance che cerchiamo di guardare la sera. Sapevo quando sono rimasta incinta che quel tempo per un po’ lo avrei smarrito, e avevo ragione. La mia prima trasferta da mamma é stata diversa da tutte le mie altre trasferte: sono partita con Olmo appeso al seno e la mia famiglia al seguito, per occuparsi di lui e permettermi di passare la notte con lui, svegliarmi con lui, continuare ad allattarlo. Ho sperimentato i limiti della mia impossibilità di separarmi da Olmo e, quindi, da me. I confini che sempre avevo cercato di tenere puliti si son frastagliati del tutto, e il lavoro e la casa son diventati tutt’uno. La vita, il cinema - il cinema, la vita. Forse la stanchezza di oggi non é poi dovuta così tanto alla mancanza di sonno o allo sforzo di tenere a mente tante cose quanto al contraccolpo di questo momento tanto anticipato quanto imprevisto: non esiste più al mondo una zona franca in cui alcune responsabilità e ansie possono essere evitate o rimandate. E forse sta proprio qui la rivoluzione di questa nuova fase della vita: riconoscere che scindersi é impossibile, e non necessario, anche se la vita che viviamo ci fa credere che lo sia. E forse farsi conoscere davvero dai nostri figli é impossibile (?) ma mi piace l’idea di provarci, e pensare che Olmo cresca respirando quest’aria di cinema e di mondo che a me fa così felice - a me, tutta intera. E quindi eccoci, la prima trasferta di gruppo é andata, le prossime non potranno che essere più semplici - il cinema e la vita.
Anche quest’anno è tornata l’ora legale. Il cellulare cambia l’ora in automatico quindi non so mai dire se si è andati avanti o indietro. Quest’anno mi ci sono applicata a sapere che l’ora cambiava perché per i bambini gli orari sono importanti, e allora anche io come tutte le mamme ero preoccupata. È così che cambia il tuo modo di pensare le cose e a me la cosa che è cambiata di più è proprio come penso il tempo. E non solo perché prima il tempo era solo mio, e ora invece: ho sempre vissuto proiettata indietro e avanti e mai nell’adesso, poi è arrivato Olmo, l’orologio si è sintonizzato su un eterno presente. Quello che era prima e quello che sarà poi sono in questo momento concetti astratti. La notte era il tempo del riposo e dell’oblio, ora è un tempo altro popolato da nuove attività, con i confini un po’ sbiaditi nel buio, ma sempre vigile - e quando arriva la mattina il presente continua. È un esercizio nuovo e sconvolgente. Adesso sull’agenda non segno più solo quello che devo fare ma anche quello che è successo, perché anche la mia memoria è un po’ annebbiata e chissà un giorno potrei non ricordare tutto con il nitore cui sono abituata. Forse il giorno che sarà Olmo ad avere concezione del tempo tornerò anche io pensare allo ieri e al domani? Lui non conserverà alcuna memoria di questi giorni e queste notti, chissà cosa saró in grado di raccontargli di questo tempo vissuto sulla pelle, tra le coperte, tra le dita delle mani. È un tempo in cui è semplice essere innamorata, essere presente, essere mamma- per tutto il resto, nonostante l’impegno, il tempo sembra esaurirsi in fretta. Quante deadline in questi giorni, bandi, budget, chiamate e preventivi - ho ritrovato il mio grande divertimento, ma devo fare tutto più in fretta perché Olmo è ammalato. Come stai mi chiedono e io rispondo sto bene - ed è vero, il mio corpo resta immobile contro quello di Olmo, cresciamo insieme, e tutto quello che non riesco a fare oggi non importa, lo farò domani.
la mattina in paolo sarpi è ancora come quando eravamo piccoli noi e non c’erano gli street food e i turisti ma solo noi che ci abitiamo e i genitori con i passeggini e le borse e i cani a fare lo slalom tra le incombenze della giornata per portare i bambini a scuola e poi correre anche loro al lavoro. li ho guardati per 34 anni i genitori di paolo sarpi e pensavo che corressero verso il sollievo di qualche ora di pace per aver delegato ad altri la cura dei loro infanti. questa mattina mi sono svegliata e - incredibile - sono una di quelle mamme, il passeggino che si incastra nel pavè e un gran bisogno di un altro caffè. ma anche il sollievo da genitori è un sentimento nuovo e sfaccettato e pure a questo sollievo forse bisogna arrivarci con calma, e per ora accettare il senso di smarrimento nel non avere olmo in casa per la prima volta, e che non vedo l’ora di andare a prenderlo. però questa mattina le call sono state silenziose e concentrate, di certo il mio piccolo mondo di cinema festeggerà l’inizio del nido di olmo, e quando mi ci abituerò festeggeró anche io. 🌳
Sabato mattina sono tornata al cinema e sono andata a vedere l’ultima fatica “di” e “con” Franco Maresco, e ho pensato che a volte i film degli altri arrivano nella giornata giusta per noi. È questo uno dei modi con cui il cinema continua a essere importante anche in un mondo in cui le cose importanti davvero sono altre. Maresco e i suoi collaboratori si interrogano come facciamo in molti su che senso abbia fare cinema, e di continuo si ripetono che il cinema è morto - o forse è morto un mondo in cui può fare cinema Maresco? Certo che, come dice lui, sembra che a tutti sia data la chance di fare film, eppure farli è, per molti di noi, cosí difficile.
Il film racconta la mia cosa preferita del cinema: il processo. Lo mostra facendoci ridere come un processo penoso, ma invece può esserci lí tutto un gusto, un’esplorazione, un’energia, che ti fa sconfinare fuori da te e ti da a volte l’illusione (?) che il cinema possa essere politica, possa aggiungere qualcosa a delle riflessioni, possa essere collante e discorso. Certo è anche una gran fatica, e pure se ci ridiamo su ci vien da chiederci se questa fatica ne valga la pena. Sono tornata al lavoro e ad attendermi c’erano scartoffie, scontrini, contratti da registrare, solleciti del Prca, un gran malumore. Ho avuto voglia pure io di scappare come Maresco, magari non in un convento ma piuttosto in una SPA. Eppure vedere questo film mi ha messo un gran buonumore: ho voglia di fare film, alla faccia di tutte le difficoltà di finanziarli, portarli in sala, farli vedere alla gente. Mi ha messo buonumore che esista un film che racconta come i film si trasformano nel tempo, come la loro forma non è mai la stessa del giorno prima. Anche io non mi sento più con la forma di prima, però forse i film posso continuare a farli, e avranno anche loro forme tutte nuove. Non è morta la radio non sono morti i libri e non è morto il teatro, sono tornata anche alla Scala ed era piena di gente. Quindi perché a soccombere deve essere proprio il cinema, e noi cineasti con lui?