Progetto di tesi con
@davide_fabio_colaci
Gran parte degli scienziati attivi su Pandem-2, progetto che l’Unione Europea sta finanziando con lo scopo di sviluppare risposte più efficienti alle prossime pandemie, sostiene che quella che stiamo vivendo oggi non sarà l’ultima e che molte altre colpiranno la specie umana nei decenni a venire.
Nella consapevolezza che questa sia solo l’inizio di una serie di pandemie, la tesi affronta il progetto di una “Festa post pandemica”, un momento simbolico e catartico che nasce dalla volontà di superare i limiti che gli eventi pandemici costruiscono nelle nostre relazioni umane. È una festa simbolica collettiva che immagina la riconquista di una possibile normalità, in uno spazio urbano attraversato dai corpi e dalla loro unione fisica ed estetica. La fine di una pandemia diventa un’occasione più ampia per riflettere sulla fisicità degli spazi aperti e sui comportamenti degli individui e dei gruppi (oggi nuove tribù) che costituiscono uno scenario vivente e fluttuante, apparentemente fragile, ma in realtà resiliente ai cambiamenti culturali e tecnologici della società.
Il progetto prende forma per 24 ore nella città di Milano con cinque allestimenti reversibili distribuiti in alcuni dei luoghi più sensibili e simbolici delle attività cittadine. “Human Observatory” è un’architettura di corpi, un’osservatorio che si slancia sullo skyline della città. “Main Stage” è un grande palco per attività ed eventi in piazza Duomo. “Clubbing Arena”, in Galleria Vittorio Emanuele II, è un club in cui l’energia del ballo assume un ruolo centrale. “Love Jungle”, in corso Vittorio Emanuele II, è un ambiente naturale da abitare liberamente e “Endless Feast” è una tavolata, potenzialmente infinita, che parte da via Torino proseguendo lungo l’asse sud della città. L’insieme di questi allestimenti prova ad esprimere una reale condizione dell’essere umano e dello stare insieme attraverso dei rituali strettamente legati a una ordinarietà quotidiana. Rituali di cui la nostra società non sembra più poter fare a meno e che saranno sempre più significativi all’interno delle nostre relazioni etiche ed estetiche, con o senza l’avvento di nuove pandemie.