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Il profumo non è un ornamento.
È una parola che non ha bisogno di alfabeto.
Scrive, e subito scompare.
Ci sono corpi che parlano con l’assenza,
e ricordi che tornano senza essere chiamati.
In “Il nome, il naso”, Italo Calvino affida all’olfatto il compito di conoscere.
Il racconto, apparso per la prima volta nel novembre 1972 sul primo numero italiano di Playboy, è una meditazione sulla memoria che si fa respiro.
Tre storie, un solo destino: la donna che scompare, lasciando nell’aria il profumo della propria assenza.
Prima ancora, Caterina de’ Medici aveva intuito che il profumo poteva essere potere.
Dal viaggio da Firenze a Parigi portò con sé un’estetica dell’invisibile.
Jacques Derrida scrive che il profumo, come la scrittura, è traccia differita:
esiste solo nel momento in cui svanisce.
È una presenza che si dissolve, un senso che non si lascia afferrare.
Come la parola, si disperde nell’aria ma resta, in qualche modo, sul corpo.
Forse il profumo è proprio questo:
un pensiero che non si vede,
un atto poetico e politico,
una piccola architettura d’aria
che ci ricorda di essere stati, anche solo per un istante, vivi.
Siamo entusiasti di annunciarvi che abbiamo iniziato a progettare FarmaZine n.3, e seguendo questa traccia vi invitiamo a partecipare alla nostra Open Call inviando a scelta uno tra i seguenti contributi:
*Testo di massimo una cartella, indicativamente 2.000 battute (caratteri digitati, spazi inclusi). Un racconto breve, un saggio o un’intervista.
*Artwork in formato A3 ad alta definizione, 300dpi (un illustrazione, un collage, la scansione di una tela o di una scultura/installazione).
Vi chiediamo di inviarci il vostro contributo entro il 15 aprile 2026 alla mail
[email protected]
(se il file è molto pensate attraverso un WeTransfer).
Le farmaciste (Filippo & Giulia)