Napoli corre. È rumore, voci sovrapposte, motorini che tagliano il tempo e il pensiero.
Piena, viva, veloce.
Eppure ho trovato spazio.
E tra le contraddizioni, qualcosa si è riallineato.
Non una quiete perfetta, ma una tregua.
#naples #bwphoto #streetshot
Oggi sono dieci anni.
E scriverne non è mai diventato facile.
Il 22 Febbraio 2016, alle 22:22.
Un orario che è diventato casa e ferita insieme.
Quella giornata me la porto ancora addosso.
I silenzi troppo lunghi, le stanze sospese, la sensazione che qualcosa stesse per rompersi per sempre. E poi quel momento preciso.
A 22 anni pensi che la vita debba ancora cominciare davvero, non che possa già insegnarti cosa vuol dire perdere tutto.
Ti ho vista andare via piano.
Non in un attimo, ma a piccoli pezzi, giorno dopo giorno. E io ero lì, a fare quello che potevo: restare.
Non ho mai saputo se ho fatto abbastanza.
Ma so che ho dato tutto quello che avevo.
Dopo, è rimasto il silenzio.
Un silenzio lungo anni. Ho tenuto tutto dentro, senza sapere bene dove metterlo.Â
Andare avanti non è stato un momento preciso. È stato un cammino. Fatto di ricordi improvvisi, di cose che tornano quando meno te lo aspetti. Una canzone. Un odore familiare. Una frase innocua durante una conversazione qualunque.
Ho capito che il dolore non se ne va. Cambia forma. Si infila nelle pieghe dei giorni. Ti trova quando abbassi la guardia.
Diventa più silenzioso, ma resta.
Resta nei traguardi. Nelle scelte importanti.
Nei momenti in cui avrei bisogno di un consiglio.
Dieci anni dopo, non posso dire che non faccia male. Ma posso dire di aver imparato a vivere anche con questa assenza.
Hai solo cambiato posto.
E io ho imparato a cercarti altrove.
Ti penso e respiro.
E questo mi basta.