La strada che ho scelto è davvero sicura? Il marciapiede abbastanza largo? La ciclabile ben illuminata?
Sono piccoli interrogativi, quante volte ce lo siamo e ve lo siete chiesti, che però raccontano molto: perché dietro questi dettagli si nascondono le barriere – fisiche, sociali, economiche e simboliche – che ancora oggi plasmano l’esperienza delle donne e di chi non si riconosce nel genere maschile.
Diversi studi mettono ormai in risalto quanto poco si sia tenuto conto di esigenze lontane da quelle considerate “standard”, ovvero quella di uomo, bianco, etero, abile, lavoratore e che si sposta per lo più in auto.
Ho scritto per la
@rivistabc un lungo articolo sull’urbanistica di genere, su cosa vuol dire uno sguardo femminista sulla città e su quanto, nelle collisioni sulle nostre strade, a morire siano soprattutto per gli uomini.
Grazie Michele Bernelli per lo spazio e grazie a
@modacitylife ,
@sexandthecity.2020 , Anna Donati per aver condiviso con me interessanti riflessioni. E ovviamente grazie alle letture interessanti sul tema (alcune le ho citate nel pezzo).
Domani, martedì 20 gennaio, ci sarà sul tema anche il convegno “Donne e Mobilità” a Bologna: un altro passo per cercare di consolidare un approccio di genere e femminista nella progettazione di città e mobilità che tengano conto della pluralità delle esigenze
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Link in bio per il scaricare il pdf dell’articolo
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#urbanisticadigenere #cittadelledonne #mobilitàsostenibile