Seguo
@albe.x_ da un po’ e prendo per il culo il suo nome Instagram da troppo tempo. All’inizio lo volevo mena per iperattività e perché diceva chill ogni due minuti e poi siamo finiti a spartirci nottate su progetti e sogni. Subito dopo ho conosciuto matte
@matteodheo , totalmente l’opposto. Un figlio di cacata che non si sposterebbe dal divano manco con le bombe atomiche ma che appena prende il microfono tira dritto come un Italo.
Volevamo fare un corto e siamo partiti da quello che avevamo: una sedia a rotelle, un ronin e una Sony.
É arrivato
@vittoriomagazzu e ha reso tutto possibile ed é stato come un fratello.
Poi
@lorenzo_davi_dove che si é ribaltato la sceneggiatura da testa a piedi
@leonardodattilio che si accollava revisioni di battute alle due di notte e che sa fare una r moscia meglio di Olly.
E infine i fondamentali centrocampisti dietro le quinte che non mollano di un centimetro e non farei una beata minchia senza di loro
@marco_quartarone e
@pierofuli che riescono a fare diecimila cose contemporaneamente.
Grazie pure a
@dianagabrielli e
@andrea_nocifora che si sono accollati questi matti girare da una stazione all’altra e a
@stefano_delmissier per i suoi file pdf.
Non si parla più di Alberto e di Matteo. Con quest’episodio, parliamo di chi resta e lotta per fare delle cose nella propria città anche se sembra non esistano mai mezzi.
Vagli a dare un’occhiata, amunì.