Questa chiesa l’ho chiamata in Tuo onore,
L’ho fatto io e solo io.
Preferisco un peccato non quello nascosto ma quello scoperto
E sono pronta che Lui mi punisca per i peccati miei.
Avvicinati alla natura.
Cerca, come un primo uomo, di dire ciò che vedi e vivi e ami e perdi. Descrivi le tue tristezze e aspirazioni, la fede in una bellezza qualunque. Descrivi tutto questo con intima, umile sincerità e usa, per esprimerti, le cose che ti stanno intorno, le immagini dei tuoi sogni o gli oggetti del tuo ricordo. Cerca di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato. La tua personalità si rinsalderà, la tua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri.
Guarda dentro di sé, esplora le profondità da cui scaturisce la tua vita. Perché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.
Ad Andrej Tarkovskij
Qui
dove preziosa icona
l’acqua rappresa in concrezioni fumide
d’incenso e oro
ci ha separati e giunti
tu celebrante io infedele
Qui
dove ho saputo il cuore del tuo ritorno
alle betulle cristalline in fiore
alla dacia che tende prospettive
solari e steppe di silenzio
fino alla cripta che ti partori
fra le navate lente dell’universo
e dove
ho visto la tua candela vacillare e viva
schivare spigoli di vento
(non il tuo soffio che l’ha fatta sacra)
Qui sotto
verde
il fiume scorre ancora
sui sassi del dolore
duri da dilavare
Ugo Sani