Ieri sera @mochakk ci ha fatto ballare all’ @ex_macello di Milano remixando una selezione di brani che mescolava perfettamente vibrazioni brasiliane e grandi classici italiani. Tra i momenti più belli, il suo remix di “Una Notte da Impazzire” di Pino D’Angiò: un mix nostalgico e super coinvolgente che ha fatto cantare tutti. Voi c’eravate?
@devhynes (aka Blood Orange) ha le mani su metà delle canzoni che ami e probabilmente non lo sapevi. Da Mac Miller a Fka Twigs: uno dei produttori più importanti degli ultimi vent’anni, sempre dietro le quinte e mai abbastanza citato. Lo sapevate?
Oggi @notrewake ci racconta la storia di Mac Miller, dagli esordi fino ad arrivare all’ultimo album pubblicato. Un racconto pieno di emozioni ma soprattutto fatto di musica e sacrificio. Voi cosa ne pensate?
@champagnepapi in “Iceman”, uno dei tre album usciti proprio oggi, ha campionato anche “I Follow Rivers” di @lykkeli
Ve ne eravate giĂ accorti?
🇮🇹/🇬🇧
Le listening room sono ambienti pensati apposta per ascoltare musica in condizioni ideali, dove ogni dettaglio, dall’acustica all’arredamento, è studiato per valorizzare al massimo il suono. Non si tratta semplicemente di stanze con un buon impianto audio, ma di veri e propri spazi esperienziali in cui l’ascolto diventa un momento quasi rituale, lento e consapevole.
Questo concetto affonda le sue radici nei jazz kissa giapponesi, locali nati già negli anni ’20 e poi diffusisi soprattutto nel dopoguerra, dove le persone si ritrovavano per ascoltare dischi in silenzio, trattando la musica con grande rispetto. Oggi, le listening room rappresentano una reinterpretazione contemporanea di quella tradizione: spazi che uniscono tecnologia audio di fascia alta, design curato e una certa idea di socialità più intima. In un’epoca in cui la musica è ovunque ma spesso in sottofondo, le listening room rispondono al bisogno opposto: fermarsi davvero ad ascoltare. Voi cosa ne pensate?
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Listening rooms are spaces designed specifically for listening to music under ideal conditions, where every detail, from acoustics to interior design, is carefully crafted to enhance sound quality as much as possible. They are not simply rooms with a good audio system, but true experiential environments in which listening becomes almost a ritual: slow, intentional, and immersive. This concept traces its roots back to Japanese jazz kissa, venues that emerged as early as the 1920s and became especially widespread in the postwar period, where people gathered to listen to records in silence and with great respect for the music. Today, listening rooms represent a contemporary reinterpretation of that tradition: spaces that combine high-end audio technology, thoughtful design, and a more intimate form of social interaction. In an era where music is everywhere but often reduced to background noise, listening rooms respond to the opposite need: to truly pause and listen. What do you think about it?
Photo 1/2/3/4/6 curation and setup by @deoron & photo by: @anoukdlpns
Vent’anni fa usciva “Burial”, uno dei dischi più importanti della musica elettronica, e nessuno sapeva chi l’avesse fatto. Niente nome, niente foto, niente live, nessuna intervista. Solo un album che suonava come nient’altro in quel momento. Burial aveva iniziato a mandare CD-R alla Hyperdub intorno al 2002 senza nemmeno definirsi un musicista. Era un ragazzo di South London che lavorava di notte su un computer che faceva fatica a far girare software basici, senza griglie temporali o aiuti digitali. In una delle rarissime interviste concesse anni dopo, ha spiegato che le produzioni erano pronte quando le forme d’onda sullo schermo sembravano “lische di pesce”. Ogni taglio era definitivo, senza possibilità di tornare indietro.
Mentre il mondo cercava di dare un volto a quel mistero - qualcuno diceva Aphex Twin, altri i Radiohead. La realtà era molto più semplice: Burial era una presenza invisibile che campionava accendini, pioggia, chiavi e frammenti di Metal Gear Solid per riempire i silenzi dei suoi pezzi. Quando nel 2008 i media hanno provato a forzare la sua identità , ha risposto con un post su MySpace: “Mi chiamo Will Bevan, sono di South London, sto cercando di stare con la testa bassa”. Poi è sparito di nuovo.
L’impatto di quel disco è ancora enorme. La sua firma , beat sincopati, crackle di vinile e voci deformate, è finita nel DNA di gran parte dell’elettronica degli ultimi vent’anni, dai vertici del pop fino al clubbing più cupo. Burial è la dimostrazione che non servono grandi studi o chissà quale esposizione per cambiare tutto: a volte bastano un PC rotto e una visione.
@champagnepapi ha droppato.
Non uno, non due ma tre dischi. ICEMAN, MAID OF HONOUR e HABIBTI.
Ci vuole un po’ per ascoltarli ma quando avremo finito ci sarà altra musica di livello ad attenderci al link in bio 🤯
Sembrerebbe che gli MGMT abbiano confermato il ritorno in studio con la pubblicazione di una foto del loro setup. Non ci sono ancora dettagli nè certezze ma è il primo vero segnale dopo tanto tempo di una nuova fase. Cosa ne pensate?
All’inizio molti erano convinti che il pezzo sarebbe uscito poco dopo questo cortometraggio. Sembrava solo questione di tempo. Invece il 2024 di @kendricklamar ha preso una direzione completamente diversa, e tra tutto quello che è successo, questa traccia è finita in secondo piano.
Ancora oggi, due anni dopo, non è uscita. Cosa ne pensate?