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Davide Coppo

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✹ La parte sbagliata: @edizioni_eo 🇮🇹 + 🇩🇪🇫🇷🇬🇷🇳🇱🇵🇹 ✹ Special projects manager & editor @rivistastudio
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«Non è vero che l’odio si combatte con la lettura e l’istruzione, come avrei sentito molte volte negli anni a venire, che è un sentimento primordiale e così via. Io, al contrario, lo coltivavo». “La parte sbagliata” è il mio primo romanzo. Sulla quarta di copertina c’è scritto: “Cosa spinge un giovane di buona famiglia, senza particolari traumi alle spalle, a scegliere la via dell’estremismo politico?”. Dentro dovrebbe esserci un tentativo di risposta, ma intimo e non universale. È una storia di finzione, ma le ombre che proietta si allungano su un passato che ha del vero. È un romanzo di formazione sbagliata: di educazione alla violenza, di legami che si stringono, di altri che si sfilacciano, e soprattutto di costruzione di un’identità. Esce il 2 maggio per @edizioni_eo , lo trovate in pre-order già adesso ovunque. Ci sarebbero molti ringraziamenti, due qui in particolare: a @v.latronico , che ci ha creduto forse prima di me, e a @a_star_rover , che l’ha accolto nella casa editrice migliore che potessi immaginare per lui. Ci vediamo a Milano lunedì 6 maggio, da @colibri_milano , per la prima uscita in società.
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2 years ago
Sono tanti anni che ho a che fare con la letteratura, e sono tanti anni che ho a che fare con la moda. Sono due cose che mi interessano, in modi chiaramente non equivalenti. Credo che esista un mondo in cui, insieme, possano essere un moltiplicatore di cultura, anziché un appiattimento. Quanto spesso si verifica, questo mio pensiero speranzoso? Poche volte, molte poche volte. Anzi: spesso succede il contrario, proprio l’opposto. Allora ci ho ragionato su: in questo articolo, chiedendo qualche parere a @eugenerabkin , @caleaux , e grazie ad antiche ma eterne conversazioni con @thecoldfield . Ne parleremo ancora e ancora e ancora, spero. L’articolo completo è su @rivistastudio
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3 days ago
Ho ritrovato – ero convinto di averli persi – questi francobolli che furono stampati dall’Isola delle Rose, la repubblica-isola autoproclamatasi indipendente a fine anni ’60 al largo di Rimini. Sono stati fatti per denunciare l’affondamento della piattaforma da parte dello Stato italiano, si legge in esperanto, la lingua ufficiale: “Itala Okupado”. Me li aveva dati l’ingegner Giorgio Rosa in persona, a casa sua a Bologna, quando ero andato a trovarlo per un’intervista ormai sparita negli abissi di internet. L’Isola delle Rose fu un sogno anarchico e libertario di un giovane bolognese che si disse: perché non costruire una piattaforma in acque internazionali, tra l’Italia e la Jugoslavia, e farne uno stato piratesco indipendente? La dichiarazione di indipendenza è del maggio 1968, l’affondamento del febbraio 1969. Nel mezzo, un’estate di libertà e provocazioni: l’Isola delle Rose, in esperanto Insulo Rozoj, “rubava” turismo alle coste italiane, distribuiva benzina, stampava moneta, ed è per tutto questo che, secondo l’ingegnere, «i preti» gliel’affondarono. Odiava la DC e il PCI insieme, e di quando le navi gli sgomberarono l’isola diceva: «L’unica guerra vinta dall’Italia! Abbiamo fatto figure da cioccolatai in Albania, in Grecia, però con me ce l’hanno fatta». Conobbi Giorgio Rosa un pomeriggio del 2011, nella sua casa di Bologna vicino ai Giardini Margherita. Aveva ormai 87 anni. Io ero lì per curiosità: avevo conosciuto la sua storia, e gli avevo domandato un colloquio. I francobolli me li aveva dati mentre me ne andavo. Prima, aveva ragionato in un modo religioso: «C’è una domanda che mi faccio spesso: perché sono nato? E cosa lascerò dopo?». Si era risposto: «Tra duecento anni non ci sarà più nessuna traccia di me». Per questa serie Risa scelse anche una frase in latino, e non solo in esperanto: «Hostium rabies diruit opus non ideam», la violenza dei nemici ha distrutto l’opera, non l’idea.
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28 days ago
Come si finisce “dalla parte sbagliata”? Non succede all’improvviso, ma per passi: solitudine, bisogno di appartenere a qualcosa, il fascino di ciò che è vietato. In questa puntata di ZetaVerso Milo e Leo parlano con Davide Coppo, autore de La parte sbagliata, per capire cosa c’è davvero dietro il percorso di un adolescente verso l’estrema destra. Famiglia, scuola, contesto. E oggi: internet, algoritmi e bolle. 🎧 Ascolta l’episodio su tutte le piattaforme.
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1 month ago
Una lista incompleta di Martini a NY, Parigi, Milano
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1 month ago
Tra gente di pianura ci si capisce, è anche per questo che “La radura” mi ha preso dentro fin dalla prima pagina , dalla prima bozza. Ho lavorato con @aless.castellazzi lungo diversi mesi per esplorare questa radura padana e darle la luce giusta, ho imparato anche i modi in cui la magia e il perturbante possono entrare nelle storie. Ma la prima frase è rimasta la stessa del primissimo draft, un incipit che mi sono sempre portato a memoria: «Una primavera così secca non si vedeva da anni». Dal 25 marzo in libreria per @edizioni_eo
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1 month ago
Il mio quarantesimo inverno è passato. Come un’offerta apotropaica alle divinità dell’algoritmo, un elenco delle poche cose belle in una stagione orribile, le solite: cibo, amore, bar e ristoranti vecchi, comodi e non eccessivamente buoni, qualche libro – da leggere o scrivere – e più cetriolini, più cetriolini.
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2 months ago
Sei pubblicità da numeri di @theworldofinteriors del 1988. Due auto: una monovolume usa Virginia Woolf per il copy, virandola in versione maschile e borghese; la seconda ha un uso geniale della fotografia; un sistema hi-fi usa il ritornello di “All the young dudes”, una canzone (scritta da Bowie) glam-rock sui giovani, gli outsider, i queer; il whisky fa il paternalista e spera che il tuo stipendio sia abbastanza alto adesso per lui; la penna stilo ha un tono simile a quello del whisky, e dice che è una cosa che devi saper capire, una penna di quel tipo; le sigarette dicono semplicemente di essere le migliori del mondo. Che fosse un mondo diverso lo si capisce benissimo dai copy. Non per forza migliore: più ricco, più maschile e maschilista, in cui il potere d’acquisto era più forte e radicato, ma anche (non è difficile) più acculturato.
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3 months ago
Su una parete della mia ultima camera da letto prima di andare a vivere da solo avevo scritto, in tempera rossa: TIFIAMO RIVOLTA. Visitare Giovanni Lindo Ferretti, pensavo salendo su in macchina per i lunghi tornanti che portano a Cerreto Alpi, è un pellegrinaggio, più che un’intervista. Lui invece è affabile, sembra voler smontare l’aura che lo circonda. Ci offre caffè o tè. Grappa o sambuca. Ci porta in giro per la casa, ed è un trionfo di cavalli e immagini sacre: per Ferretti non c’è differenza. Prendo appunti visuali: una enorme cartina dell’Urss appesa al muro dello studio, molte foto dei CCCP, libri ovunque. Sono disposti in un ordine casuale, ma ci sono sezioni specifiche, come enclavi: ne riconosco una dedicata al cattolicesimo, una per Pier Vittorio Tondelli. Dire che Giovanni Lindo Ferretti è di destra, o un traditore, o un integralista è una scemenza. È una mente coltissima e curiosa, è spirituale ma non dogmatico. È forse un tradizionalista, vicino a una filosofia complessa, con i suoi punti oscuri, raccontata in un bel libro di Mark Sedgwick uscito per @atlantide.edizioni nel 2025. Sicuramente ha capito prima di molti una cosa che sto capendo anche io, che stiamo capendo in tanti: «C’è una mutazione antropologica in atto che la tecnologia ha forzato a dei livelli inimmaginabili da un punto di vista umano. Gli uomini non erano così. E non dovrebbero essere così». La digital cover di @rivistastudio di gennaio è il riassunto di uno degli incontri più significative della mia vita, senza esagerare. Grazie a chi ha organizzato, @francegerar , all’art direction di @tommasogarner , al video & editing incredibile di @no_text_azienda , alla produzione di @timosimo . Su YouTube di Rivista Studio c’è il video completo, 16 minuti da ascoltare tutti. Tifiamo sempre rivolta.
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3 months ago
Consolazioni 2025
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4 months ago
Have you heard that it was good to gain the day? I also say it is good to fall, battles are lost in the same spirit in which they are won. I beat and pound for the dead, I blow through my embouchures my loudest and gayest for them. Vivas to those who have fail’d! And to those whose war-vessels sank in the sea! And to those themselves who sank in the sea! And to all generals that lost engagements, and all overcome heroes! And the numberless unknown heroes equal to the greatest heroes known! Walt Whitman E buon 74º compleanno
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4 months ago
A Hong Kong ci sono stato undici mesi fa ma mi sono deciso a sviluppare questo rullino soltanto ieri: mi sono ricordato di averlo lì dopo aver visto le immagini dei grattacieli in fiamme. In realtà le foto più divertenti ce le ho nel telefono, perché sono le piccole cose, anche in una città mastodontica come Hong Kong, a essere sempre più interessanti. E il ricordo più bello non ce l’ho fotografato, forse non funziona nemmeno a parole, ma serve un altro senso ancora: è il profumo di cloro che si lasciavano dietro un gruppo di studenti appena usciti dalla piscina scolastica, a Kowloon Park.
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5 months ago