Indosso le slip-on da sempre.
Le compro, le metto, le distruggo. Le ricompro, le rimetto, le ri-distruggo.
Non ricordo un momento della mia vita senza di loro.
Qualche mese fa mi sono fatto una domanda:
“Se potessi lavorare su questa scarpa, come la renderei mia?”
È stato difficilissimo.
Mettere le mani su un oggetto così iconico, memorabile... immortale.
Il rischio di fare una cazzata, altissimo.
Ho provato mille strade, ma nessuna mi convinceva davvero.
Poi, un giorno, i puntini si sono uniti da soli.
So cosa fare! Mi son detto.
Chiamo Giorgia, che in quel periodo stava lavorando su alcuni capi di maglieria.
Giorgia è con me da anni, mi accompagna nel processo creativo.
Ha una manualità fine e un gusto perfettamente in linea con il mio.
«Porta ago e filo e seguimi», le dico.
Arriva con gli occhi felici ma un po’ preoccupati.
«Cos’hai che ti frulla in quella testa?», mi chiede.
Le mostro mille tutorial sulla tecnica sashiko: una tecnica giapponese che sento profondamente mia.
Sapete quanto ami le imperfezioni, i rammendi, i punti a mano.
Questa tecnica è davvero una sintesi di tutto ciò che amo.
Prima di cucire ho lavato la scarpa per togliergli la patina che ha la scarpe nuova.
Carta vetrata prima e lucidatura poi per rendere la suola viva.
Si cuce la tomaia ed alcune parti della suola, poi un tag a mano, e la scarpa nella scatola.
Fatta!
Le prime tre settimane sono state un delirio.
Aghi rotti, vesciche alle mani, fili sbagliati.
Un mese intero solo per capire come rendere questo processo un po’ più semplice, un po’ più veloce.
Ma come spesso accade... non ci sono riuscito.
Fare queste scarpe è tosto, davvero.
Il risultato però mi gasa. E, soprattutto, mi ha insegnato qualcosa:
Non è fondamentale inventare tecniche nuove.
È fondamentale avere un punto di vista.
Un direttore artistico non deve piacere a tutti; deve essere riconoscibile, deve lasciare una firma, anche minuscola, ma sua.
Questa è la mia “paurosa” Vans.
@vans ▫️◾️
#fearfullyvans
#danilopaura
#galleriapaura