Ti giuro, ti prometto, ti prego, ti piango. Prima del pianto: un aquilone vola via.
potete trovare in bio la meravigliosa recensione di @pennistrike per @theatron2.0
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CREDO DI AVERTI VISTO PIANGERE
primo capitolo di Trittico
concezione, regia, movimenti e testi DANILO MAGLIO
con ELIO MUSACCHIO, RODOLFO SALUSTRI, DANIELE VALDEMARIN
scene ALESSANDRO LEONARDI
costumi sartoriali MAVRANYMA
luci CAMILLA PICCIONI
musiche TOMMASO PANDOLFI
video IGOR RENZETTI
direttrice di scena CAMILLA PICCIONI
fonico STEFANO CRIALESI
sarta di scena VALERIA FORCONI
messa in scena realizzata nell'ambito del:
DOTTORATO DI RICERCA
XL CICLO – I CICLO AFAM
TEATRO DELLA REALTÀ – ARTI PERFORMATIVE E NUOVI MEDIA
Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico
Teatro Stabile dell’Umbria
coordinatore e supervisore – Francesco Manetti
tutor – Brunella Giolivo
le riprese video sono di Carlo Fabiano.
@eliomusacchio@rodolfo.salustri@_valdemarin@ale_leo___@mavranyma@furtherset@stefanocrialesi_@valeriaforconi@francescomanetti@brunellagiolivo@accademiasilviodamico
Non un racconto, ma un esercizio di solitudine collettiva.
𝗖𝗿𝗲𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗴𝗲𝗿𝗲 di Danilo Maglio, andato in scena a La Pelanda di Roma nell’ambito del Trittico sull’Ultrareale, trasforma il palcoscenico in un campo di forze dove tre performer — Rodolfo Salustri, Elio Musacchio e Daniele Valdemarin — si attraversano come particelle, oscillando tra caduta e resistenza.
Un tulle in proscenio separa e filtra: è soglia percettiva prima ancora che scenografica. I corpi calibrano il peso sulle gambe, i piedi diventano unità di misura del reale, e il teatro si rivela come il luogo in cui ciò che non si sa dire si può finalmente vedere.
La regia inscatola un dubbio preciso: conta di più la fine o l’oscillazione?
La risposta non arriva. Resta lo spettatore, chiamato a farsi accogliere da un vuoto che non manca di nulla.
❌Leggi la recensione di Federica Sanna ➸ LINK IN BIO (webzine)
Avrei voluto piangerti come si piange la pioggia: senza testimoni.
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CREDO DI AVERTI VISTO PIANGERE
primo capitolo di Trittico
concezione, regia, movimenti e testi DANILO MAGLIO
con ELIO MUSACCHIO, RODOLFO SALUSTRI, DANIELE VALDEMARIN
scene ALESSANDRO LEONARDI
costumi sartoriali MAVRANYMA
luci CAMILLA PICCIONI
musiche TOMMASO PANDOLFI
video IGOR RENZETTI
direttrice di scena CAMILLA PICCIONI
fonico STEFANO CRIALESI
sarta di scena VALERIA FORCONI
messa in scena realizzata nell'ambito del:
DOTTORATO DI RICERCA
XL CICLO – I CICLO AFAM
TEATRO DELLA REALTÀ – ARTI PERFORMATIVE E NUOVI MEDIA
Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico
Teatro Stabile dell’Umbria
coordinatore e supervisore – Francesco Manetti
tutor – Brunella Giolivo
le meravigliose foto sono di MANUELA GIUSTO @manugiusto@eliomusacchio@rodolfo.salustri@_valdemarin@ale_leo___@mavranyma@furtherset@stefanocrialesi_@valeriaforconi@francescomanetti@brunellagiolivo@accademiasilviodamico
A volte penso che ho una malattia e che mia madre paga i miei amici per farmi credere che sono normale
CREDO DI AVERTI VISTO PIANGERE
primo capitolo di Trittico
concezione, regia, movimenti e testi DANILO MAGLIO
con ELIO MUSACCHIO, RODOLFO SALUSTRI, DANIELE VALDEMARIN
scene ALESSANDRO LEONARDI
costumi sartoriali MAVRANYMA
luci CAMILLA PICCIONI
musiche TOMMASO PANDOLFI
video IGOR RENZETTI
direttrice di scena CAMILLA PICCIONI
fonico STEFANO CRIALESI
sarta di scena VALERIA FORCONI
Il teatro non si fa mai da soli: mai abbastanza grato a tutte queste persone.
P.S.
Nell'ultimo video potete apprezzare il regista che lucida i pavimenti.
@eliomusacchio@rodolfo.salustri@_valdemarin@ale_leo___@mavranyma@furtherset@valeriaforconi@accademiasilviodamico
ingresso gratuito con prenotazione al link in bio
CREDO DI AVERTI VISTO PIANGERE
primo capitolo di Trittico
concezione, regia, movimenti e testi DANILO MAGLIO
con ELIO MUSACCHIO, RODOLFO SALUSTRI, DANIELE VALDEMARIN
scene ALESSANDRO LEONARDI
costumi sartoriali MAVRANYMA
luci CAMILLA PICCIONI
musiche TOMMASO PANDOLFI
video IGOR RENZETTI
DOTTORATO DI RICERCA
XL CICLO – I CICLO AFAM
TEATRO DELLA REALTÀ – ARTI PERFORMATIVE E NUOVI MEDIA
Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico
Teatro Stabile dell’Umbria
coordinatore e supervisore – Francesco Manetti
tutor – Brunella Giolivo
16 e 17 gennaio, 19.00
«L’esperienza più bella che possiamo avere è il senso del mistero. È l’emozione fondamentale, la culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo sa e non può più meravigliarsi, è come morto, i suoi occhi sono offuscati». (A. Einstein)
Credo di averti visto piangere è il primo capitolo di Trittico, un progetto di ricerca triennale sull’ultrareale: la dimensione dell’accadimento teatrale, in cui l’occhio restituisce a sé stesso l’invisibile attraverso la concretezza della materia. L’invisibile si fa visibile, è questo il mistero del teatro.
Lo spazio si fa occhio: una retina vela e rivela i tre corpi che abitano la scena. Il movimento si fa indagine, tutto parla di una sospensione in cui l’unico modo per non frantumarsi è l’Altro. È una grammatica di pesi, di cadute, di scivolamenti, di trattenimenti. Il teatro diventa l’organo che custodisce l’invisibile e se è il luogo della visione, allora l’unica cosa che possiamo realmente vedere è ciò che l’occhio custodisce, ciò che gli sta dentro: la lacrima.
«Così lasciate che i vostri torrenti trabocchino dalle vostre fonti, / Che occhio e lacrima siano la medesima cosa: / E ciascuno porti la differenza dell’altro; / Questi occhi che piangono, queste lacrime che vedono.» (J. Derrida, Memoires d’aveugle)
L’occhio piangendo vede. Si offusca e si rivela, si fa spazio per essere attraversato, per accogliere il mistero che è l’Altro e mostra ciò che è oltre lo sguardo: il dentro viene fuori, dal vuoto fuoriesce, dalla ferita viene fuori il sangue, dall’occhio la lacrima, una lacrima che vede.
Danilo Maglio
"Anche l'edera s'arrampica sulla storia" - III movimento di L'ufficio delle tenebre
foto in pellicola di @fippoluzi
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Orchestrazione: Danilo Maglio e Giorgiomaria Cornelio
Coreografia e regia dei movimenti: Danilo Maglio
Scrittura di scena: Giorgiomaria Cornelio
Con: Linda Baldantoni, Filippo Baldelli, Bettina Bernardi, Ambra Borgiani, Valentina Compagnucci, Umberto Cornelio, Sofia Del Zozzo, Andrea Giannoni, Eugenia Fera, Valentina Lauducci, Cristina Nocioni, Lorenzo Orazi, Carolina Sala, Rodolfo Salustri, Iris Zanicotti
Canti e partiture musicali: Omaro Affede, Enrico Bordoni, Simone Doria, Micaela Piccinini
Corpo in processione: Giulia Pigliapoco
Ideazione e costruzione macchine sceniche: Anita Lombardi
con: Federica Sanna, Paolo Saputo, Maria Talotta, Iris Zanicotti
Sartoria e ideazione costumi di scena: Mavraynna
Segno: Giuditta Chiaraluce
Custodia della fornace: Paolo Dignani
Produzione e comunicazione: Congerie
“Cosa significa convivere uno spazio che è occupato da una tossicità, che è occupato da una eredità, che è occupato ad una serie di memorie, di gesti, di segni con cui ci troviamo a dialogare.”
“Ogni creatura è un popolo” è un racconto dell’epoca impura, magazzino criminale di vecchie scorie spettacolari, confronto con la colpa dell’eredità e insieme riflessione sulla scena “occupata”. Non una via fuga, ma una via attraverso l’impuro. There is no safe space.
video Vladimir Bertozzi, Lorenzo Placuzzi
#notyet #santarcangelofestival55
Che ne è delle vite negate ed estinte, dei segni aberranti e mostruosi? Che fare con l’eredità degli aguzzini? A partire da questi interrogativi, Giorgiomaria Cornelio, Danilo Maglio e Giulia Pigliapoco, insieme Grandi Magazzini Criminali, riflettono sulle colpe del passato, sulla scena “occupata”, sui meccanismi di produzione, in un’asta aperta dove tutto è in vendita: there is no safe space.
foto @pietrobertora
#notyet #santarcangelofestival55
Oggi, a @santarcangelofestival , debutta “Ogni creatura un popolo”. Insieme, esce per @nero_editions il suo catalogo d’asta: un anno di @grandi_magazzini_criminali , di infiltrazioni, saggi, documenti, occupazioni, lezioni dell’amianto.
This is not a safe space. All’origine è il difetto: si dice che i fumi di una fornace di mattoni nella campagna marchigiana fossero tossici; si dice che questa tossicità abbia prodotto devianze, stranezze sessuali, stortura. Invece che essere scartati, proprio i mattoni della fornace vengono fatti transitare altrove, e diventano il lotto – di terra, di scena, di guerra – dove indagare il nostro rapporto con la tossicità. Che fare con l’eredità degli aguzzini? Che ne è delle vite negate ed estinte, dei segni aberranti e mostruosi?
Partendo da queste interrogazioni, “Ogni creatura è un popolo” diventa racconto dell’epoca impura, magazzino criminale di vecchie scorie spettacolari, confronto con la colpa dell’eredità e insieme riflessione sulla scena “occupata”, sul pezzo di terra che è sempre posto del re, sull’uso in guerra delle filosofie di liberazione – di ciò che credevamo ci avrebbe liberato, e che invece il pensare dopo Gaza ci costringe a rivedere da capo. Capsule del massacro, indagine sui meccanismi di produzione, asta aperta dove tutto è in vendita. Non una via fuga, ma una via attraverso l’impuro. There is no safe space.