Quando si parla di rivoluzione, spesso la si riduce a gesto eroico, un’immagine iconica da spettacolarizzare, dimenticando le trame quotidiane e collettive che la rendono possibile.
Ma cosa accade se la liberiamo dall’idea di spettacolo e la restituiamo alla sua dimensione
comunitaria, fatta di relazioni, resistenza e cura reciproca? A partire da esperienze e
pratiche decoloniali, questo open talk propone di desacralizzare la figura del rivoluzionario
per riconoscere le molte forme di (r)esistenza che abitano le nostre vite. Ci chiederemo cosa
significa oggi vivere in modo rivoluzionario, quali strumenti abbiamo e quali dobbiamo
ancora immaginare per trasformare i nostri spazi quotidiani in luoghi di cambiamento reale.
Kaaj Tshikalandand (@danceofoya ) è ricercatrice in antropologia culturale e formatrice.
Da anni si occupa di comunicazione inclusiva e decoloniale, con particolare attenzione ai
linguaggi e alle pratiche sociali e spirituali delle comunità migranti, queer e femministe.
Ha collaborato con organizzazioni come Amref Italia e Mondo Donna, portando percorsi di
formazione su intersezionalità, accountability e pratiche di resistenza collettiva.
La sua ricerca intreccia corpi, politiche e immaginari, mettendo al centro l’importanza delle
comunità e delle famiglie elettive come spazi rivoluzionari di cura e trasformazione.
Venerdì 24 ottobre, dalle 20:30 alle 22 Talk, “The revolution will be not televised” a cura di @danceofoya
Visual by: @shann_ice
Graphic by: @sikkinasoukasikkina
Blackn[è]ss fest 2025 è organizzato da @blackcoffee_pdc in collaborazione con @blacksheep.community_ , @immigrital1 , @darna.cinema in partnership con @voiceoverfoundation e @rainbowcafemilano , con il supporto di @guerrillafoundation e l’ospitalità e contributo di @nuovoarmenia
Vi aspettiamo:📍 Milano, 24-26/10/25 @nuovoarmenia – Via Livigno 9
Vivere in modo decoloniale cosa vuol dire ? Per me significa esistere senza dover spiegare la complessità degli strati che compongono la mia carne. Significa toccare con mano lo Spirito e non avere paura. Significa condividere con i miei fratelli, con le mie sorelle, con le mie madri, con i miei padri, con i miei figli, le gioie della quotidianità, le stanchezze di notti movimentate dai ritmi dei tamburi, e l’esaurimento di un corpo che esiste in accordo con la sua missione. Significa stare in silenzio, per poter risuonare in modo inequivocabile in ogni gesto, in ogni parola. Significa sbarazzarmi dalla sensazione di disagio, di vergogna, e dall’imperativo di non mostrare da dove viene la mia sapienza. Per me vivere in modo di coloniale significa avere l’intima e assoluta consapevolezza e comprensione del motivo per il quale io sono viva.
Dopo queste stories per la prima volta mi hanno scritto in Dm di tornaremene in Africa, quindi mi sa che mi divertirò a rompere il c@77o più di prima 🤩🤩🤩
Appena abbiamo visto il trailer di Sinners, il recente film di Ryan Coogler con protagonista Michael B. Jordan, sapevamo che sarebbe stato importante parlarne.
Per questo, nell’articolo di oggi @danceofoya ci aiuta ad approfondire le tematiche spirituali trattate dalla pellicola e ad analizzare l’immagine della comunità afrodiscendente negli Stati Uniti che questa storia ci regala.
Per l’articolo completo, come sempre, vi rimandiamo al link in bio💙
Tu hai visto Sinners? Cosa ne pensi? Parliamone nei commenti!
#ColorY #Sinners #film #afrodiscendente #nero #nera #michaelbjordan
Il susseguirsi di note, ogni silenzio, ogni respiro di anticipazione, il ritmo che si fa percettibile in ogni battito, che fa tremare le ossa e muovere i piedi senza pensarci. Quelle parole ripetute con intenzionalità, con una fede senza Dio, ma forte di quelle radici che attanagliano le viscere e ci fanno sentire vivi. Questa è vita
Siamo sul botto dell’apocalisse, la rivelazione di un Nuovo inizio. Gli abbracci si fanno più stretti, cullandoci da una parte a l’altra, come per sfuggire al mirino del cecchino. Paura dov’è la tua vittoria ?
🗓Mer 19/02 h 16:30
📍The Recovery Plan, Via Santa Reparata 19r, Firenze
➣Workshop: Honor and Risk: Recovering Afro-Atlantic Power and Its Objects from the Archives of Enslavement
Cécile Fromont and Kaaj Tshikalandand
🫂Chiediamo ai partecipanti di portare delle cose alle quali sono affezionati (un pezzo di nastro, la carta delle caramelle preferite, un pezzo di un biglietto di auguri…).
We ask participants to bring something that they are fond of (a piece of ribbon, the wrapper of their favorite sweets, a piece of a greeting card, etc.).
In the first half of the eighteenth century, African men and women enslaved in plantations or cities around the Atlantic created empowered packets that protected them and their clients against physical, social, and spiritual vulnerability. These packets, though little known today, have deeply shaped the nature of power and the modes of its exercise in the Atlantic world since the era of the Enlightenment. The traces left of them in the archives are faint, fragmented, and marred by the violence that European religious and civil authorities tirelessly wielded against them and their makers.
I propose that we explore and reflect together in our workshop the possibilities that historical research and artistic creation afford us to recover these objects.
Can we imagine reconstituting the Afro-Atlantic knowledge and techniques lost in the destruction of the packets and the silencing of their makers? Can we design a process to rescue fragments from the archives of enslavement that may bring back to life these ancestral objects with honor and deference rather than further violence and violation? What are the potential dangers and rewards of setting off on such a course?
❗️FULL PROGRAM LINK IN BIO❗️
Instagram mi chiede di postare qualcosa perché è da troppo tempo che non lo faccio. Bene , questa è una rappresentazione illustrata del mio gennaio infinito. Felice, perplessa e schifata . Credo che sia opportuno un rituale di bando collettivo, perché mi rifiuto di cominciare l’anno così. Com’è andato il vostro gennaio?