La dancehall è un genere musicale?
Uno stile di ballo?
O qualcosa di più complesso che comprende più cose?
Ne abbiamo parlato con Lampa Dread, storico fondatore del sound system One Love Hi Powa, affrontando uno dei temi più discussi — e spesso fraintesi — della cultura jamaicana.
Perché ancora oggi c’è chi usa il termine “dancehall” senza sapere davvero le origini.
Leggi l’articolo completo 🔗 in bio e storie.
E voi?
Per voi la dancehall è prima di tutto:
musica, cultura o spazio sociale?
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👇 Chi ci sarà sotto al palco?
@duttypaul
“Notti magiche” non erano solo quelle delle estati dei Mondiali, ai quali quest’anno l’Italia non parteciperà.
Per anni, soprattutto nel Sud Italia, quelle notti hanno avuto anche il suono dei sound system, delle yard e della dancehall jamaicana.
Per oltre vent’anni il Mamanera in Salento ha rappresentato molto più di una semplice yard: un fenomeno culturale, aggregativo e turistico che ha segnato un’intera generazione. Un’esperienza nata nel 2000 grazie ai Sud Sound System e diventata successivamente uno dei punti di riferimento di Heavy Hammer.
Durante quelle notti sono passati artisti come Capleton, Aidonia, Protoje, Konshens, Busy Signal, Luciano, sound come Bass Odyssey, Killamanjaro, Coppershot e molti altri protagonisti della scena reggae e dancehall jamaicana internazionale. Un fenomeno raccontato anche atttaverso un documentario disponibile su YouTube
Ma il Mamanera era solo la punta di diamante di un vero e proprio iceberg.
In tutto il Salento, la Sicilia, la Calabria, e gran parte del Meridione, esisteva una rete di yard, dancehall e sound system che ogni estate muoveva migliaia di persone tra concerti, sound system culture, turismo musicale e connessioni dirette con la Jamaica.
Molto prima dei social, quelle serate erano già community reali: persone che viaggiavano per seguire i sound, artisti jamaicani ospitati nei piccoli centri del Sud, spiaggie e lidi trasformati in spazi culturali alternativi.
Un fenomeno che ha avuto un impatto enorme sulla cultura urban e reggae italiana, e che oggi forse viene raccontato troppo poco.
L’Italia e la Jamaica non sono mai state cosi vicine.
Chi c’era, se lo ricorda bene.
📸 credits: Mamanera, Anticaglie, Pata Pata, Percival, Circle Club (Facebook source)
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Drake ha pubblicato a sorpresa 3 nuovi album.
Oltre all’atteso “Iceman” due progetti collegati: “Habibti” e “Maid of Honour”.
Tra le tracce più discusse c’è “Amazing Shape”, collaborazione che riporta ancora una volta Popcaan dentro l’universo musicale di Drake.
Non è la prima connessione tra Toronto e Jamaica: negli anni i due artisti hanno costruito un legame forte tra dancehall e mainstream globale, da “Controlla” fino a “We Caa Done”.
🔥 Che ne pensate?
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@popcaanmusic@champagnepapi
Molto prima dei casi recenti legati a Ye, anche la dancehall jamaicana aveva già vissuto il tema della censura artistica.
Negli anni 2000 Sizzla Kalonji (insieme a molti altri) fu al centro di proteste, cancellazioni e restrizioni internazionali a causa di alcuni testi considerati omofobi da associazioni LGBT e governi occidentali.
Nel 2004 il Regno Unito bloccò il suo tour.
Nel 2007 furono cancellati concerti in Canada.
Nel 2008 problemi con i visti europei nell’area Schengen.
Negli anni successivi diversi show vennero cancellati tra Svezia, Spagna e altri paesi europei.
Anche gli Stati Uniti revocarono il suo visto lavorativo, limitando per anni la possibilità di esibirsi nel paese.
Per alcuni: conseguenze inevitabili.
Per altri: censura culturale verso la dancehall jamaicana.
Dove finisce la libertà artistica e dove inizia la responsabilità pubblica?
Fonti:
Jamaica Observer, RJR News, UK Home Office reports.
La Jamaica ha una nuova lioness?
Yeza unisce roots reggae, dancehall e conscious lyrics con un’attitudine che sta attirando sempre più attenzione dentro e fuori dalle yard.
Da Bull Bay agli studio di Bobby Digital, fino al nuovo album Star Of The East prodotto da Rory Stone Love: il nome da tenere d’occhio è questo.
Vi abbiamo avvisato.
@yeza_music@rorystonelove
RIDDIM RUN #10 🔥
Sweat Riddim in 90 Sec.
A cura di DHIT e DJ Yanez
Nel 2006 Don Corleon pubblicava lo “Sweat Riddim”, uno dei juggling più solidi della dancehall mid-2000s.
Una line up che rispecchiava tutti gli hot artist del momento:
Vybz Kartel, Beenie Man, Busy Signal, Bounty Killer, Macka Diamond e molti altri.
Un riddim che ha rappresentato la faccia più hardcore della dancehall trasmettendo energia pura nelle yard.
Quale tune dello Sweat Riddim vi è rimasta addosso di più? 👀
📀 Produttore: Donovan “Vendetta” Bennett
🏷️ Label: Don Corleon Records
📅 Year: 2006
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#playwithmusic #jamaicariddim #culture #sicilyisland
Hill & Gully non è solo il riddim virale del 2026.
È un viaggio attraverso decenni di musica jamaicana, reinterpretata da generazioni di artisti.
Grazie alla video research pubblicata dall’autore @gabrielheatwave é possibile scoprire le origini a partire dagli anni ‘50
Lo avevate riconosciuto?
“I rapper devono esporsi.”
Durante “Un altro podcast” de La Gazzetta dello Sport, Gemitaiz ha parlato apertamente di politica, razzismo e responsabilità nel rap italiano.
Il rapper romano ha raccontato di aver smesso di seguire diversi colleghi e ha criticato la crescente presenza, nella scena rap, di fan con idee razziste o fasciste.
“Mi triggera da morire”, ha dichiarato, spiegando di non voler essere associato a certi ambienti o atteggiamenti.
Parole che stanno già dividendo pubblico e scena.
Voi che ne pensate?
@thetruegemitaiz
Nel 1991 un giovanissimo Capleton esordiva col il primo album “Lotion Man”, portando un’energia completamente nuova dentro la dancehall.
L’anno successivo pubblica il primo video “Good So” che diventa la title track del terzo album, seguito ad Alm House.
Una delle carriere più longeve e riconoscibili della musica reggae/dancehall: dagli anni hardcore dei primi 90 fino alla svolta conscious che avrebbe segnato album come Prophecy (1995), trasformandolo in uno degli artisti più influenti della sua generazione.
Oggi, dopo oltre 35 anni di carriera discografica, Capleton torna con un nuovo album in uscita il prossimo mese, dimostrando come la sua identità artistica sia rimasta intatta attraverso epoche, trend e cambiamenti del mercato.
Dalle dancehall jamaicane ai grandi festival internazionali, il Fireman continua ad attraversare generazioni senza perdere credibilità.
La fiamma arde ancora? 🔥
@capletonmusic
L’Hill & Gully riddim continua la corsa.
Dopo la viralità online delle ultime settimane, anche Govana si aggiunge al nuovo progetto firmato Di Genius, uno dei producer più influenti della dancehall moderna.
Nel reel pubblicato dallo studio si intravede una nuova connessione tra uno dei nomi hot della scena jamaicana contemporanea e il riddim che sta già dominando clip, piattaforme e social.
Dalla Jamaica ai social media: il ritorno dei riddim sembra sempre più centrale nella nuova era dancehall.
@digenius1@govanagenna