Tutti noi siamo stati affascinati quanto impauriti dalla comparsa delle AI nelle professioni: affascinati dalle potenzialità, impauriti dalla sostituzione, soprattutto in ambito creativo.
Per quanto ci riguarda ci sentiamo di dire che, passata la sbornia iniziale abbiamo ridimensionato la portata dell’A.I. e l’abbiamo relegata ad essere quello che è: un tool.
Un tool con una potenzialità altissima che spesso viene utilizzato male, soprattutto se impiegato per creare scenari che se fatti dell’uomo sarebbero sicuramente migliori e più credibili (vedi ad esempio lo spot della CocaCola lanciato a Natale, azienda sicuramente con budget e mezzi che avrebbe fatto meglio ad affidarne la creazione a creativi reali visto il risultato mediocre).
L’ AI invece dà il suo meglio proprio nell’”incredibile”, lì dove la fantasia umana libera di scorrere e creare non troverebbe mezzi sufficienti per manifestarsi concretamente e completamente.
Per questo, quando
@rino_mastrotto ha chiesto al nostro Art Director, che è anche un artista multimediale conosciuto come
@the_wyrd_art sui social, di creare dei video che raccontassero i temi d’ispirazione per la collezione SS 2026 delle loro pelli, l’uso dell’AI si è rivelato quantomeno provvidenziale.
L’immaginario onirico che ne è derivato sarebbe stato impossibile o quantomeno complicato da realizzare coi normali mezzi di comunicazione, sia nei tempi che nei modi. L’AI quindi, utilizzata in maniera corale e forte di un background tecnico e artistico profondo, diventa uno strumento adatto a manifestare scenari immaginifici, palesare paesaggi iperbolici, generare mondi onirici.
Il risultato è qualcosa di volutamente falsato della realtà, non una mimesi.
L’AI genera sì un risultato mirabolante, a patto che dietro, a manovrarla in maniera esemplare ci sia l’”uomo”.
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