𝑶𝒓𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒐 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒄𝒐 è un progetto che nasce da una riflessione silenziosa: il tempo scorre, ne siamo consapevoli, eppure non ce ne rendiamo davvero conto. Viviamo le giornate sapendo che il tempo scorre, ma continuiamo a correre, distratti, come se quel fluire non ci appartenesse.
I numeri dell’orologio non sono numeri, ma puntini. Una scelta voluta per rendere l’ora anonima, indefinita, quasi universale. In questo modo chi osserva l’oggetto è spinto a porsi una domanda semplice ma profonda: che ora è? L’assenza di riferimenti precisi trasforma il tempo in qualcosa di astratto, personale, lasciando spazio alla riflessione. I materiali utilizzati sono riciclati, in particolare plastica, a sottolineare un ulteriore legame con ciò che spesso consumiamo e lasciamo scorrere senza attenzione, proprio come il tempo stesso.
Al centro dell’orologio compare un uomo stanco. Cammina lentamente nel senso opposto al movimento delle lancette, come se volesse andare controcorrente. È una figura inconsapevole, che avanza senza sapere realmente dove sta andando, senza un motivo chiaro, simbolo di una condizione umana diffusa: muoversi continuamente, ma senza una direzione autentica. Le lancette dell’orologio sono le sue braccia, che ruotano in senso orario, seguendo il tempo, mentre lui non se ne accorge. L’omino cammina, ma il tempo decide.
Una riflessione per chi lo guarda, un invito a fermarsi e a riconoscere il valore del tempo, prima che continui a scorrere senza essere davvero vissuto.