Giulia Fortuna B

@che.fortuna

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Bingo /Collagene @das.bologna Dispositivo Arti Sperimentali Bologna Il progetto Bingo indaga la complessa e sfaccettata relazione tra giocatore e dipendenza. La denuncia si sviluppa attraverso la raccolta di schedine da gioco prelevate nelle sale Bingo italiane, successivamente esposte in forma gigantografica. Cartelle consumate e abbandonate dal singolo giocatore restituiscono i segni lasciati nello sbarramento dei numeri, trasformando gesti ripetitivi e funzionali in manifestazioni rituali e identitarie, spesso affidate alla scaramanzia. In uno spazio privo di temporalità, la reiterazione del gesto diventa linguaggio. Da questa pratica emerge una riflessione sull’identità e sul gioco, ma soprattutto sulla dipendenza da esso generata come pratica socialmente accettata e istituzionalmente legalizzata. Durante la residenza Collagene presso DAS, lo spazio è stato utilizzato come ambiente di catalogazione delle schede da gioco. Queste sono state suddivise in base ai segni delle cancellazioni e ad i luoghi di provenienza, dando forma ad un archivio che supera le mille cartelle.
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13 days ago
Ceruleo - del colore del cielo (2025) ha preso parte del catalogo Sphaera Activitatis curato da Barbara Koller D’Alessandro @b_koller_d , pubblicato da Osservatorio Maree @osservatoriomaree
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2 months ago
Nang’et nu sciuec di furtun Bocce incise 2025 A cì trimend savà sta zitt, Il gioco nostro è in silenzio Ma aquà ste nu sacc di muine, Ma qui c’è un gran vociare Nang’et nu sciuec di furtun, Non è un gioco di fortuna Quann pone ù sole mà spiccià di sciucà, Con il tramonto me ne vado Attenzion cà accussì ti uast le scarp, Attento che ti guasto le scarpe foto di Eugenio Schirone @_eugenioschirone_
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3 months ago
Nang’et nu sciuec di furtun 2025 Bocce incise, legno, alluminio /La Terra degli altri a cura di Sara Maggioni @sara.maggioni e Giovanni Giacomo Paolin Ex-Convento di San Domenico Ceglie Messapica BR Nang’et nu sciuec di furtun osserva lo spazio fisico e relazionale del campo da gioco della bocciofila di Ceglie Messapica. Nei primi anni Duemila, il tentativo di istituzionalizzare la bocciofila si rivelò fallimentare, tanto da non essere mai stata realmente utilizzata. Il gioco continuò così a svilupparsi attraverso canali informali. Lo spazio venne successivamente dislocato e costruito dagli stessi giocatori, trasformandosi in un luogo dal carattere spontaneo e sovversivo. La fortuna, determinata dal caso, si contrappone all’abilità dei giocatori, maturata grazie alla loro assidua frequentazione di questo spazio d’incontro e di scambio. Il progetto si compone da due gruppi da quattro bocce ciascuno, sulle quali sono incise frasi tratte dai giocatori durante il gioco e da dialoghi avuti con loro. Le bocce si fanno così portatrici delle loro voci, vestendosi delle loro stesse parole. Tra le frasi inscritte troviamo: Nang’et nu sciuec di furtun, Non è un gioco di fortuna; A cì trimend savà sta zitt, Il gioco nostro è in silenzio; Ma aquà ste nu sacc di muine, Ma qui c’è un gran vociare; Attenzion cà accussì ti uast le scarp, Attento che ti guasto le scarpe; Quann pone ù sole mà spiccià di sciucà, Con il tramonto vado via. foto 1,2 di Eugenio Schirone @_eugenioschirone_ foto 3,4,5 di Francesco Fochi @frafochifatui Il progetto è stato realizzato durante la residenza Transiti - Esercizi di semantica territoriale, organizzata da Studio Concereto @studio.concreto e sostenuto da Puglia Culture @pugliaculture_regionalprojects e Politiche Giovanili Puglia @politichegiovanili_puglia , nell’ambito della rete Galattica - Giovani Puglia - Residenze artistiche di arte contemporanea 2025 in Puglia. La realizzazione è stata possibile grazie al Comune di Ceglie Messapica, il Comune di Mesagne e Casarmonica Aps @casarmonica_aps , e grazie al patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e dell’Accademia di Belle Arti di Foggia.
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3 months ago
Da oggi si scrive sui fogli per fare le rapine o cose illecite così nessuno ci sente 2025 Sacco di plastica, schede da bingo usate, cinghia, carta termica /La Terra degli altri a cura di Sara Maggioni @sara.maggioni e Giovanni Giacomo Paolin Ex-Convento di San Domenico Ceglie Messapica BR Da oggi si scrive sui fogli per fare rapine o cose illecite così nessuno ci sente si presenta sotto forma di un baco di scommesse. Il pubblico è stato invitato a osservare e sollevare il sacco e, tramite scontrini distribuiti durante l’azione, a stimarne il possibile valore. La sottostimata valutazione denota come la percezione del denaro metta in discussione i sistemi di fiducia legati al gioco d’azzardo e i processi di costruzione del suo stesso significato. foto di Eugenio Schirone @_eugenioschirone_ Il progetto è stato realizzato durante la residenza Transiti - Esercizi di semantica territoriale, organizzata da Studio Concereto @studio.concreto e sostenuto da Puglia Culture @pugliaculture_regionalprojects e Politiche Giovanili Puglia @politichegiovanili_puglia , nell’ambito della rete Galattica - Giovani Puglia - Residenze artistiche di arte contemporanea 2025 in Puglia. La realizzazione è stata possibile grazie al Comune di Ceglie Messapica, il Comune di Mesagne e Casarmonica Aps @casarmonica_aps , e grazie al patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e dell’Accademia di Belle Arti di Foggia.
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3 months ago
LA TERRA DEGLI ALTRI 20.12.2025, ore 15.00 - 17.30 Ex Convento di San Domenico - MED Cooking School Via Elia Giuseppe, 1, 72013 Ceglie Messapica BR @studio.concreto presenta “La terra degli altri”, mostra collettiva dedicata alla restituzione della residenza artistica “Transiti. Esercizi di semantica territoriale”, a cui hanno partecipato Francesco Fochi (@frafochifatui ), Giulia Fortuna (@che.fortuna ), Aurora Lacirignola (@aurora.lacirig ), Luca Pagin (@luca.pagin ) e Gabriella Vurchio (@ellavurchio ). La mostra, a cura di Sara Maggioni (@sara.maggioni ) e Giovanni Giacomo Paolin prova ad innescare una riflessione condivisa sulla “coscienza di luogo”. Il titolo contiene un riferimento velato a “A terra meje” (La terra mia) una poesia di Pietro Gatti in cui sono evocate immagini di Ceglie Messapica come un luogo fatto di radici e fatiche; sole, vento e modi di appartenere alla terra. Le parole che la compongono, dettate dal tempo vissuto, trasmettono un’esperienza che funge da perfetto contrappeso a una residenza di alcune settimane, in cui la prima forma di un’opera può essere concretizzata solo a partire da intuizioni e atmosfere. L’incontro tra due comunità, una temporanea e l’altra radicata sul territorio, ha generato delle relazioni che restituiscono cinque letture sensibili attraverso forme di osservazione, presenza e gioco. PROGRAMMA ore 15.00 ritrovo presso l’Ex Convento di San Domenico e visita guidata alla mostra ore 15.45 performance di Francesco Fochi ore 16.00 visita guidata all’installazione diffusa di Luca Pagin ore 17.00 ritrovo presso Retroscena per l’attivazione dell’opera di Giulia Fortuna Il progetto è organizzato da Zero al Cubo, sostenuto da @pugliaculture_regionalprojects e @politichegiovanili_puglia , nell’ambito della rete Galattica – Giovani Puglia – Residenze artistiche di arte contemporanea 2025 in Puglia. In collaborazione con: @comunedicegliemessapica @comunemesagne @casarmonica_aps Con il patrocinio di: @abalecceofficial @abafoggia Locandina di Francesco Fochi (@frafochifatui )
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5 months ago
SBS 2025 | GIULIA FORTUNA BULLETTI a cura di Serena Favaretto e Francesca Lepore in @libreriazabarella Nata a Perugia nel 1999. Si diploma in fotografia al Cfp Bauer nel 2023, dopo aver frequentato discipline delle valorizzazioni dei beni culturali all’Accademia di Belle Arti di Brera. Attualmente studia Arti Visive in IUAV e lavora a Venezia. Il suo lavoro si interroga sull’interpretazione e la percezione soggettiva dell’immagine, spesso in riferimento alla sfera affettiva e relazionale. La sua visione si sviluppa attraverso la vita quotidiana, inserendo elementi, persone e riflessioni, come testimonianza e traccia del loro passaggio. Interessata agli immaginari collettivi nel suo lavoro collabora con associazioni culturali che trattano temi legati al territorio e all’identità, utilizzando perlopiù un approccio partecipativo. Nel 2024 pubblica L’Architettura Conquistata, ricerca etnografica, in cui attraverso l’archivio e il mezzo fotografico indaga il territorio di Villaggio del Sole a Udine. In foto: "Bingo!" (2023- on going) Installation view presso Back-to-Back a cura di Sara Benaglia, BACO Base Arte Contemporanea Odierna, 2023. Stampa fine art su carta Hahnemühle 110 x 43 cm; 110 x 43 cm; 110 x 43 cm; 110 x 43 cm da "Seppur Vicini" (2020-2024) Mixed media Dimensioni variabili @che.fortuna @serenafavarettoo @francesca_lepore @progetto_giovani_padova @dbc.unipd
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8 months ago
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8 months ago
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11 months ago
traducendo @iuav_artivisive ceruleo - del colore del cielo
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1 year ago
il 2024 ha l’odore di burro la mattina
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1 year ago
Il Parco Ardito Desio, o Parco di Cemento, è un’area pubblica progettata dall’arch. Gianugo Polesello negli anni Novanta, inserita nel tessuto urbano residenziale di Udine Ovest a ridosso del Villaggio del Sole. Sono passati circa 35 anni dalla sua costruzione e oggi questo luogo ha assunto nomi e significati molteplici: per alcunə è un parco (il parco di Cemento, il parco Ardito Desio, il parco Polesello), o un giardino-piazza, per altrə è un kantiere (KK, Kantiere Klan, Kantiere Klub), per moltə è casa. Ampi spazi aperti, geometrie semplici, funzioni parzialmente definite e l’uso del cemento hanno creato un’architettura insolita e vuota. Eppure, questo spazio ha un pregio architettonico che risiede proprio nella sua forma e nella sua possibilità di essere contaminata. L’occasione di raccontare questo luogo parte dalla sovrapposizione delle scelte progettuali con le pratiche oggi in essere, che hanno assegnato un destino del tutto particolare a questo luogo. Il parco è oggi un luogo duttile, in cui si riversano usi e pratiche del tutto eccezionali per la città di Udine, ma soprattutto dove la “città informale” si esprime attraverso i colori, il corpo e la musica arricchendo gli spazi di significato. L’espressione artistica ha permesso infatti la riconquista degli spazi inutilizzati e li ha resi luogo di aggregazione. In questi mesi insieme alla comunità abbiamo indagato percezioni, ricordi e azioni depositate qui, per comprendere come e perché le persone hanno scelto, conquistato e trasformato il parco in un luogo dell’abitare, anche laddove l’abitare sembrava impossibile. Grazie allo sguardo di Giulia Fortuna l’album tra le vostre mani racconta generazioni di abitanti del parco che hanno trascorso qui la gioventù e l’età adulta, lasciando tra le colonne e i muri di cemento ricordi, oggetti, esperienze, affetti, ma soprattutto azioni rigenerative @giulia.on Il progetto l’Architettura Conquistata è coordinato da @casaupa ed è uno spin-off della ricerca etnografica @immaginivalleurbana . Pubblicazione realizzata nell’ambito del progetto L’Architettura Conquistata con il contributo della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
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1 year ago