Ci sono album che sono difficili da digerire, oscuri, ma al tempo stesso i testi, i beat e le atmosfere ti attirano in un viaggio all’interno dell’animo umano e delle sue debolezze.
BlackSmith pubblica NeroPece per Zona Brada Records, uno dei pochi lavori scritto, prodotto e rappato interamente in prima persona dal rapper lucano, con mix e master affidati a Gio Lama. Un disco che si muove in modo coerente dentro coordinate precise: rap essenziale, pochi elementi, centralità del testo.
Lo abbiamo intervistato parlando del suo ultimo lavoro, delle esperienze passate, delle atmosfere e dei temi sviscerati nell’album.
Da quello che descrivi nei testi sembri una persona matura, con un vissuto difficile, ma al tempo stesso sembra che ti stai rimettendo in piedi, con una certa fierezza. Ti va di raccontare qualcosa di più della tua storia e del tuo vissuto?
Sono nato a Potenza nell’83 e, nonostante un’adolescenza abbastanza movimentata, credo che la mia storia sia simile a quella di molti altri e che sicuramente ci sia di peggio. La mia è una storia fatta di emigrazione, di una famiglia divisa per cercare di sbarcare il lunario, di posti sempre diversi a cui doversi adattare e di mille viaggi in intercity.
Di esperienze che ti formano in fretta e che ti insegnano a cavartela anche con poco, a stringere la cinghia e dandoti la consapevolezza che nessuno ti regala niente. Forse è anche per questo che tengo sempre vivace una certa ‘fame’. Mi è capitato spesso di cadere, ma ho sempre cercato di reagire senza abbassare mai la testa e nei momenti di difficoltà, piuttosto che piangermi addosso, ho preferito sempre rimboccarmi le maniche per cercare di rialzarmi, consapevole spesso di poter contare solo sulle mie forze.
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A cura di Marco Giani✍️
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