No, non sono riuscita a intervenire ieri in assemblea a
@loa_acrobax , e no, non riesco nemmeno a trovare la foto giusta.
Non so se cercarla nei cassetti di foto, negli hard disk di qualche tempo fa, nel cloud del presente.
Non trovo immagini e tantomeno parole,
per descrivere quello che è quel luogo per me, quel che è stato in questo quarto di secolo, quel che deve essere ancora, e poi ancora.
Non so se cercarmi pischella, se prendere una foto di Nilo minuscolo, che ora invece è un’atleta della palestra popolare e i suoi ricci entrano ed escono da quel cancello più delle mie frezze brizzolate;
non so se cercare Sirio in deambulatore, in carrozzina, in triciclo, che corre, che stacca l’intera ciabatta dei fonici, che scopre come si costruiscono le rampe, che sia cemento o legno, che capisce di non esser solo.
Non so se cercare le compagne e i compagni, che ripetutamente mi hanno salvato la vita, sorretto, fatto riscoprire la complicità, il costruire felicità insieme.
Chi l’avrebbe più pensato possibile.
Non so che parole usare, che foto cercare,
io che una madre non l’ho più, io che una sorella non l’ho mai avuta, io che a volte penso che vincerà la cura e la solitudine.
Poi però la mano di qualche acrobata mi ritrascina nella vita e nei colori e nella libertà e nella riappropriazione e nel futuro che sarà di tutti.
E allora niente parole e foto giuste.
Solo amore.
Solo tutto quello che ho, in difesa di ogni granello di polvere di quello spazio, di ogni sorriso.
Tutto quello che ho, ‘sti quattro spicci di amore e odio.
Giù le mani da Acrobax.
Giu le mani dal mondo di tutti.