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Valentina Perniciaro

@baruda

Founder e portavoce di @tetrabondi Autrice (Ognuno ride a modo suo @rizzolilibri ) caregiver di @sirio.tetrabondi “unità materna” di @nilo.rosso
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Mi perdo, innamorata, dentro volti sconosciuti, dietro a sorrisi timidi che ci scambiamo rispettivamente curiosi. Mi perdo, in questa città che scorre e nelle rughe che l’avranno vista mutare e ancora mutare nei decenni. Mi perdo nelle gambe nude che sbucano dalle gonnelline delle divise scolastiche, nelle voci acutissime di ragazze coloratissime. Mi perdo nell’osservare milioni di volti che si incrociano ordinati, che si allineano, che non fanno rumore: mi perdo nei bambini che girano solo in una metropoli che non sembra mangiarti, mentre si mangia tutto. Un po’ dei volti di Tokyo, che oggi lasciamo per iniziare un viaggio tra città, monasteri, montagne, bambù … ci vediamo tra qualche giorno. #tokyo #portrait #japan #fujifilmxt1
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6 months ago
Ho imparato a rallentare il passo, sto ancora imparando a rallentare le parole. Ho imparato a osservare i dettagli, e a non fermarmi a quelli. Ho imparato una gioia senza freni, assediata da sguardi che tentano di essere confine. Ho imparato a camminare spingendo, anche in salita. Ho imparato a essere cura, a essere scudo e tramite, sto imparando a smantellare lo stigma sto imparando a essere strumento di libertà sto imparando a conservarne il sapore Ho imparato che non è libertà, se non di tutti. Grazie @tetrabondi
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7 months ago
- Nilo, corri a vedere come si avvicina la tempesta. - Ma quale tempesta, mamma, lì in quel cielo sta proprio nascendo una nuova stella Il 17 maggio sarà finalmente in libreria “Ognuno ride a modo suo”, la mia storia di bimbo sbilenco e irriverente che di sconfitta in sconfitta costruisce autodeterminazione e felicità. Un libro dedicato ai complici della libertà, consapevoli che non c’è altra strada possibile che costruire il mondo di tutti! Siamo molto emozionati, incapaci a gestire l’attesa che ci separa dal momento in cui avremo il libro in mano, ne sentiremo scrocchiar la copertina tra le dita. Voi potete già preordinarne una copia nelle librerie di fiducia e su tutti gli store online. Ma quanto son bello con marmottina e la mia sedia nel nuovo disegno di @zerocalcare ?! *Ogni copia venduta contribuirà a finanziare i progetti della Fondazione Tetrabondi* #ognunorideamodosuo #tetrabondi #valentinaperniciaro @rizzolilibri #disabilità #inclusione #ilmondoèditutti #fondazioneTetrabondi #marmottina #zerocalcare #libri #bisognispeciali #specialneeds #paralisicerebraleinfantile
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4 years ago
Chissà cosa sarebbe stato avere una sorella, con cui condividere passi e parole, furore e felicità. Chissà cosa sarebbe stato avere una sorella, complice e cospiratrice, risate e libertà. Chissà cosa sarebbe stato avere una sorella, e sentirsi potenti solo ad averla al proprio fianco. Chissà cosa sarebbe stato avere una sorella, e con lei non solo sognare un mondo nuovo, ma tirarlo su pezzo pezzo, come un gioco di bambine. Chissà cosa sarebbe stato.. Ma che dico, lo so, ogni giorno. Buon compleanno Cri, grazie di quello che siamo insieme. 📷 Tetraink 2026 @francescacostantino.ph
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4 days ago
- sembra che finalmente il treno riparta. Ma, è tua questa sedia? - No, è di mio figlio che si è seduto dietro, perché vuole il tavolino. - Ah, ecco, mi sembravi infatti così caruccia. STAZIONE CENTRALE DI MILANO. Maggio del duemilaventisei. La persona che, sorridente e gentilissimo, mi ha detto queste parole, è un dipendente di @trenitalia_s.p.a e fino a pochi istanti prima scherzavamo sulla mancata ripartenza di un treno. Poi queste parole, alle quali non ho saputo reagire. Parole che ora provo a tradurre dentro di me. So’ troppo caruccia per stare in sedia, Sarebbe stato un peccato. Le ha dette malgrado gli avessi detto sorridendo, che questo colorato e fantastico ausilio, è di mio figlio, seduto appena a cinque metri da lui. - ah, è del giovanotto lì. E il sorriso di chi aveva appena detto “ah ecco, mi sembravi così caruccia” si è fatto compassionevole. Non sempre uno può mettersi a spiegare le cose, Non sempre si trova l’energia di affrontare l’orrore delle barriere culturali che esistono nel nostro paese, assolutamente più difficili da abbattere rispetto a tutte le barriere architettoniche e sensoriali. Fortunatamente ci sono i @tetrabondi che lavorano proprio per ribaltare quel paradigma che riesce a rovinarci le giornate su un treno, fuori scuola, in un parco giochi o in uno stadio. Fortunatamente ci sono i Tetrabondi a non perder la pazienza, a costruire le parole giuste e a portarle in ogni contesto possibile. Fortunamente ci sono i Tetrabondi, perché io a volte ho voglia solo di sberle. Sonore sberle.
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10 days ago
OGNUNO RIDE A MOD SUO, torna in libreria in una nuova edizione tascabile con BUR! Siamo felici e orgogliosi di entrare nella collana Bur e di poter immaginare di nuovo questo libro in giro, nelle case, nelle poltrone delle sale d’attesa delle terapie intensive! Un libro che racconta felicità e libertà, catene che si spezzano, orizzonti che appaiono, una collettività che diventa futuro, che diventa @tetrabondi , partendo dalla storia del piccolo @sirio.tetrabondi Un libro per chi affronta la disabilità di un figlio, un libro per chi è fagocitato dall’ospedale, un libro per chi pensava di essere felice e lo sarà lo stesso! 📌 il libro si trova in tutte le librerie fisiche e online, su Amazon e sul nostro shop! (Link in bio)
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12 days ago
La sposa di Beirut. I miei piedi superavano pezzi di cemento, lamiere contorte, vite sbriciolate per terra. Ricordo libri di scuola (uno ancora lo conservo) segnati da matite dalle calligrafie ancora sbilenche e tremolanti. Matite di bambini. Ricordo perfettamente quella donna seduta lì al centro, che ho immortalato su una foto che è impressa nella mia anima da quel settembre 2006. Ricordo che piangevo un popolo in lacrime, Ricordo che piangevo un compagno appena ammazzato a pochi chilometri da roma, una manciata di ore prima: camminavo nella morte cercando di scacciare quell’assassinio dalla mia testa. Sapendo perfettamente che non solo non ci sarei riuscita, ma che si sarebbe sedimentato nella rabbia, oltre che nell’amore. Ricordo che tra le macerie c’erano due negozi senza più serrande senza più vetri, ma che lei era pronta. La sposa di Beirut era pronta, vestita a festa, la sposa di Beirut urlava la sua bellezza e quella voce ancora si sente, ancora chiama alla vita e alla libertà. NON DIMENTICATE IL LIBANO. non lo fate. 📷Haret Hreik, Beirut. 15 settembre 2006. Nikon F-100 @ionondimentico_renato #sionism #beirut #harethreik #analogic #nikonf100
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14 days ago
Diceva Amin Maalouf, di essere figlio del cammino e aver solo la carovana come casa. Per le strade, sempre.
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20 days ago
Ti racconterei solo che per rimanere viva mi son tenuta in tasca il bisogno di scoprire. L’orgasmo di perdermi. Di essere polvere. Tokyo 2025 #fujifilmxt1
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23 days ago
No, non è una newsletter noiosa. Sì, il mondo di tutti e tutte che vogliamo costruire è divertentissimo. No, non abbiamo intenzione di smettere di essere felici e smantellare gli stereotipi. Sì, vogliamo prenderci tutto! Iscriviti alla newsletter più sgangherata che esiste, e sostieni Tetrabondi! Ci vediamo venerdì, al TetraINK 2026
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1 month ago
Carri armati per ballare, carri armati su cui saltare ed esultare, carri armati da smontare pezzo pezzo. Le strade intorno a Tahrir avevano proprio quest’odore, di olio tra gli ingranaggi e libertà che si insinuava nei cingoli fermi. Carri armati per saltare Carri armati per ballare Carri armati per strillare Invece i carri avanzano, e salgono verso nord in un Libano sempre più devastato, sempre più occupato, sempre più consapevole che resisterà. Che sarà la luce a vincere sull’oscurità dell’occupazione militare, del genocidio che avanza con cingoli e aerei militari. Carri che saltano, Carri che brillano, Carri che saranno piste da ballo. In foto: Cairo, piazza Tahrir, febbraio 2011
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1 month ago
No, non sono riuscita a intervenire ieri in assemblea a @loa_acrobax , e no, non riesco nemmeno a trovare la foto giusta. Non so se cercarla nei cassetti di foto, negli hard disk di qualche tempo fa, nel cloud del presente. Non trovo immagini e tantomeno parole, per descrivere quello che è quel luogo per me, quel che è stato in questo quarto di secolo, quel che deve essere ancora, e poi ancora. Non so se cercarmi pischella, se prendere una foto di Nilo minuscolo, che ora invece è un’atleta della palestra popolare e i suoi ricci entrano ed escono da quel cancello più delle mie frezze brizzolate; non so se cercare Sirio in deambulatore, in carrozzina, in triciclo, che corre, che stacca l’intera ciabatta dei fonici, che scopre come si costruiscono le rampe, che sia cemento o legno, che capisce di non esser solo. Non so se cercare le compagne e i compagni, che ripetutamente mi hanno salvato la vita, sorretto, fatto riscoprire la complicità, il costruire felicità insieme. Chi l’avrebbe più pensato possibile. Non so che parole usare, che foto cercare, io che una madre non l’ho più, io che una sorella non l’ho mai avuta, io che a volte penso che vincerà la cura e la solitudine. Poi però la mano di qualche acrobata mi ritrascina nella vita e nei colori e nella libertà e nella riappropriazione e nel futuro che sarà di tutti. E allora niente parole e foto giuste. Solo amore. Solo tutto quello che ho, in difesa di ogni granello di polvere di quello spazio, di ogni sorriso. Tutto quello che ho, ‘sti quattro spicci di amore e odio. Giù le mani da Acrobax. Giu le mani dal mondo di tutti.
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1 month ago