Ardita Ferrari

@arditaferrari

Fotografa, un po' narratrice Per rendere visibile ciò che non è evidente, raccogliendo immagini come iperico a giugno Lavori & progetti ↓
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“Ma tu hai paura di invecchiare?” Non so da dove nasca l’idea che a trent’anni inizi l’epoca del declino, della serietà, dei doveri sociali e del brodo di pollo. Nel pieno della gioventù già ci sentiamo vecchi. E forse finiamo per convincercene. Qualche volta mi sono chiesta come faccia a rimanere immune a questa retorica, e la risposta che mi sono data è che il mio stile di vita mi permette di sentirmi bene. Ho riempito il mio panorama di esperienze, vette e avventura. Il mio spirito di esplorazione, unito a un’inscalfibile curiosità, mi ha mantenuta quasi bambina: sempre pronta ad aprire due occhi grandi così sul mondo, colmi di stupore e capaci di innamorarsi di un fascio di luce, di una roccia particolare, di una collinetta coperta di neve buona. Allora oggi mi sono fermata un attimo a pensare a quanta fortuna ho - e ho avuto - nella vita. Ho ricordato qualche ravanata atomica e mi sono ringraziata. E ho scritto una piccola letterina d’amore. A chi mi fa sentire viva. Al mio meraviglioso corpo, che è tanto piccolo e non so dove cavolo prenda tutte queste energie. Al mio piccolo corpo che sta invecchiando. Ma lui non lo sa e ravana lo stesso 💙 P.s. @freeyourbody_climb siete famiglia, grazie pure a voi di esistere e di infondere empowerment manco fosse tè in bustina. 📷📹 Francesco Drocco, Pietro Barovero, Francesco Parodi, Francesco Maggi, Diego Gherlone
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8 months ago
Non sono soddisfatta del mondo in cui vivo e chi mi conosce sa che ho il dente avvelenato, ma... Un giorno ho comprato una macchina fotografica, mi sono messa a studiare le regole base della fotografia e ho iniziato a riempire schede di memoria (be’, anche a perderle). Riempire schede di memoria è diventato un gesto di cura, una goffa emulazione di un padre che riempiva album e cassetti, dopo aver trascorso parecchie ore in compagnia dell’odore degli acidi e delle immancabili luci rosse della camera oscura. Oggi gli album, i cassetti e le camere oscure non vanno più di moda, ma posso vantare un hard disk che ospita circa 100.000 foto. Alcune le ho disseminate per il mondo e da questi semi è nato qualche frutto. A forza di seminare, qualcosina si raccoglie. “Grazie di cuore”, “è un piccolo dono” , “sei geniale”. E poi l’ultima: “facciamo un album”. Questi frutti mi commuovono perché mi fanno capire che un’emerita cazzata, come può essere il “premere un tasto”, può trasformarsi in gesto di cura, di connessione. Io mi sono messa in mano il potere di fermare il tempo e di ripercorrerlo. Mi sono messa in testa di cercare un’estetica in cui anche altri potessero riconoscersi e forse, finalmente, anche apprezzarsi. Mi sono messa a giocare con gli strumenti che, forse inconsapevolmente, mi ha lasciato mio padre. “Il genio”, “il professore”, “l’artista”. Magari non sarò mai un genio o un’artista ma il mio spazio me lo sto un po’ prendendo. Da sola. E così, mi sembra di poter rendere questo mondo un po’ meno insoddisfacente. “Scatto per ricordare”. O per ricordarvi? 1a 📸 @gabrielecanu_feelms #sportphotography #womeninphotography #climbingpictures #skiphotography
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1 year ago
Un altro weekend in cui ho rischiato una denuncia da parte delle mie gambe, costrette a pedalare per ore e vistosamente scorticate da qualsiasi pianta spinosa che la Francia abbia deciso di ospitare. Menzione d’onore alla boulangerie di Séderon (sì), che ci ha rimessi in sesto dopo una freddissima notte nelle Gorges de la Meouge (gioiello delle Baronnes provenzali, evidentemente quando non immerse nella nebbia), alla boulangerie di Bedoin, che ci ha rimessi in sesto durante la nostra epopea al Mont Ventoux e al furgone che non ci ha lasciati a piedi nonostante gli 850 km di strada percorsa tra Pinerolo, Malaucène e Vallon Pont d’Arc. Grazie a Francesco Narcisi che si assicura sempre che io non mi annoi troppo e che mi ha rinominata - nella rubrica del telefono - “cheap bitch”, ai miei eccezionali team leader, a Lore per essere stato con me (quando non era in giro a macinare sassi e mestizia con la bicicletta). Tutto sommato è un lavoro divertente (quando finisce e fai il bagnetto nell’Ardèche, poi…) @grandraidventouxbyutmb @gfseriescolnago #sportphotography #provence #montventoux #ardeche #ultratrail
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19 days ago
Il giorno in cui Marta mi ha chiesto di fotografare Free Your Body non immaginavo che avrebbe cambiato così tanto la mia vita. Da fotografa - eterna spettatrice del mondo degli altri - mi sono trovata ad essere attrice, parte attiva di questo mondo. Stavo riversando in quelle immagini tantissime parti di me. Ci tenevo a quelle immagini, ci tenevo di brutto. Free Your Body è diventato il mio progetto “documentaristico” più importante. Ho sempre sofferto la violenza, l’insensibilità, l’apatia della rassegnazione all’ingiustizia. Marta, due anni fa, mi ha lanciato in mano un po’ a casaccio una chiave con cui ho aperto la porta di un mondo. Ci ho trovato unione, ascolto, empatia, ma soprattutto resistenza. Quel mondo mi faceva bene. Un semplice cerchio. È stato come se il caso mi avesse restituito un senso, uno scopo. Quel giorno ho cominciato a guarire le mie ferite. Mi sono accorta di avere una voce che voleva urlare. E mi sono tolta la paura di urlare. La paura di parlare di cosa c’è dentro a una platea di estranei. Quest’anno Free Your Body compie tre anni. Comincia a essere una cosa grande. Ha attraversato l’Italia tra podcast, festival, riviste, fotografie, parole. Ma soprattutto ha attraversato le persone. I cuori di tante donne e di persone socializzate donne. Nel suo piccolo, è un’esperienza che ti sposta. Una di quelle cose che un po’ ti cambia, ti risolleva, e ti fa respirare. A dire il vero non so descriverlo bene, quindi penso che sia meglio invitare. Per far girare ancora un po’ quella chiave. Vorrei che ci incontrassimo. Vorrei farvelo sentire sulla pelle, cosa significa “sentirsi al sicuro” (prima di tutto emotivamente). Vorrei farvelo vivere, cosa significa “sorellanza”. “Se le isole allungano i loro ponti diventiamo arcipelago. E se diventiamo arcipelago, rompiamo la corrente.” FYB 2026 - 6 e 7 giugno Il luogo viene comunicato privatamente.
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28 days ago
“Il tempo è la misura della cura che ci mettiamo” Qualche settimana fa il mio amico Ga è salito su un palco e ha preso un microfono in mano. In quel microfono ha detto una cosa di una semplicità sconcertante, ossia che oggi in montagna ci si va in giornata cercando di metterci meno tempo possibile, che è sempre più raro prendersi qualche giorno per stare in giro. E io mi sono sentita paralizzata, piccola nella mia sediolina, quasi chiamata in causa. Come se stesse dicendo, proprio a me, “sai dove vuoi essere?” Sì, lo so. Però mi sono chiesta se ultimamente stia vivendo le terre alte nel modo in cui vorrei. Non credo che ci sia un modo giusto di stare fuori, ma di sicuro sento che c’è un modo giusto “per me”. Un modo lento, etico, che devo a me stessa. Solo per me. Le montagne si vedono da casa. Ma quanto sono lontane davvero? In un mondo bruciato, potrei ancora raggiungerle? Qualcuno pensa che per viaggiare ci sia da appoggiarsi alle ali degli aeroplani, ma io sono cresciuta in una famiglia che più che misurare i chilometri, guardava a terra o in cielo. Quanta esperienza hai fatto? Quanto hai vissuto? Quanto sei curioso? Quali sono i tuoi sogni? “Empty your cup and look for water” dice il mio scrittore preferito. Tradotto: mettiti scomoda e usa quella scomodità per apprendere. Senza pensarci troppo, abbiamo legato gli sci sulla bicicletta. Lentamente abbiamo risalito la val Pellice, per andare a pestare una linea inesistente che più o meno ricalca le creste e che ci separa dai nostri dirimpettai dell’Ovest. Quando smetti di cercare un punto d’arrivo, inizi a incontrare ciò che c’è. “Tutto ciò che c’è in mezzo”. Questo viaggio mi ha sorpresa per la sua l’umanità. Automobilisti che ci hanno incoraggiati. Passanti entusiasti e ciclisti incuriositi. Sciatori stranieri che cantano in rifugio. E anche chi, lavorando, ti permette di apprezzare un pasto cucinato e il calore della stufa. In mezzo a tutto questo, ho capito che le montagne non sono così lontane ma chiedono davvero tanta fatica, tanto tempo, tanta determinazione. Quindi grazie, Ga. Per avermi ricordato che in questo mondo apatico, che ci insegna a passare oltre, si può anche amare così.
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1 month ago
❤️‍🔥 SAVE THE DATE — FreeYourBody 2026 ❤️‍🔥 Liberare i nostri corpi è un atto politico. Liberarci insieme è Sorellanza. In un mondo che continuamente giudica, controlla e limita i nostri corpi, FreeYourBody nasce per fare il contrario. FreeYourBody crea uno spazio in cui i corpi possono esistere senza dover essere corretti, migliorati, silenziati o nascosti. Uno spazio di sorellanza, dove la libertà dei nostri corpi diventa anche libertà collettiva. Se ti stai chiedendo il perché, se non sei convintə, se qualcosa risuona ma non sai cosa: prova a metterti in gioco e vieni all’evento. ❤️‍🔥 📅 6-7 Giugno 2026 📍 La location verrà comunicata alle partecipanti. 📩 Scrivici in DM per altre info! Grafica di @whimsy.goblin 💜 #freeyourbody #feminism #feministclimbers #climbinggirls
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1 month ago
chi sa, se essere osservati ci spaventa di più che l’essere invisibili. 🌕🌑 pubblicamente fiera di @ric.cabella #skiphotography #backcountryski #skimountaineering
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2 months ago
Scrivere post utili non sarà mai una mia priorità, la rubrica “pensieri personali al vento”, invece, sembra nascermi tra le mani praticamente da sola. Perchè, davvero, l’unica cosa che vorrei fare nella vita è trascorrere ancora un po’ di tempo e fare ancora un po’ di strada con gli oggetti, i luoghi e le persone a cui ho lasciato un po’ di cuore. ... è strano?
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2 months ago
[Solo perché esisto Sono qui Tra la neve che cade] Sono tornata in Giappone. In un luogo diverso, una stagione diversa. Sono tornata in Giappone e qualcuno potrebbe pensare che fossi a caccia di Japow. Ero sulle tracce di me stessa: una me stessa più giovane che sognava un dottorato all’Università di Yamagata, ma non è riuscita a laurearsi in tempo. Speravo di ritrovare un bagliore del “mio” Giappone, ma non l’ho trovato. Niseko è turistica, e lo spirito delle montagne qui non si lascia trapelare. Anche se appena calzi gli sci, appena entri nei boschi, lo senti. In una forma diversa, eppure ben percepibile. Un dottorato sulla neve del bosco, sulle sue trasformazioni sotto alle chiome delle sequoie. Ed eccomi in un bosco, sulla neve, in Giappone. Com’è beffardo il fato. Ero qui, nel 2019, con la mia prima macchina fotografica. La prima tutta mia. E oggi sono di nuovo qui, con una macchina fotografica. Com’è beffardo il fato. Rinnovo i ringraziamenti a @elena_adonide e @mapo_tapo , senza i quali questo “fotodiario” non avrebbe mai visto la luce 🫠 #skitouring #backcountryski #skiphotography #niseko
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2 months ago
Tra mille sorrisi insieme ai miei guru @arditaferrari e @lore_becchio che mi insegnano a non finire sotto le valanghe. Una Sucata di ore ripagata da mezz’oretta di discesa. Se ti fermi lì pare proprio uno sport di merda, se invece ti allontani un po’ e guardi tutto il contesto ti rendi conto di cos’è davvero: nuove e vecchie amicizie, pianificazione, giornate polverose e giornate di colla sempre con il sorriso stampato (per lo meno in discesa), interminabili viaggi e pranzi con panini del Conad su cucuzzoli innevati a guardare l’orizzonte. Questo sport mi sta insegnando e facendo vivere tantissimo. // Foto di @arditaferrari e mie
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2 months ago
“Io credo che creare contenuti debba essere un modo per esprimerti, non per performare.” Sono stanca di selezionare in base a cosa piace. Stanca di scartare immagini perché so che verranno ignorate. Stanca di concentrarmi sull’azione, tralasciando il contorno. I bordi. Ignorare il contesto, perché non interessa. I bordi sono importanti. Ah, il “mio” mondo. Lo sport che si fa in montagna. Dove tutto ciò che non è adrenalina ha già perso in partenza. Un mondo in cui tutti rincorrono l’epica. Io non ci so stare in ‘sto mondo, perchè poi vedo tutto quel rumore digitale di fondo... Quando tutto diventa estremo, l’estremo diventa insignificante. Il tempo, il grado, l’inclinazione. Ossessionati da un risultato che non interessa a nessuno. Io leggo, guardo, e mi chiedo “dov’è l’esperienza umana?” I nostri testi li scrive l’intelligenza artificiale. “L’emozione non ha voce”, per fortuna l’algoritmo sì. Come si facevano i post prima di chatGPT? Eravamo più silenziosi o più veri? Più ruvidi, forse, ma più sinceri. Più fallaci. Meno raffinati, meno puliti. Meno amanti dell’enciclopedia Treccani (perchè poi leggo termini che non vedevo dai tempi del liceo - e ho fatto il liceo classico). E come si fa la fotografia in montagna? Qualche tempo fa mi han detto che ai miei scatti manca “epica”. “Tutto pulito ed ordinato, nulla che faccia presagire una crepa in quello che appare fin troppo ordinario”. L’ho preso come un complimento. Io mi sento a mio agio in montagna. Credo che sia positivo quando un ambiente che si crede “rigido” diventa un rifugio morbido. Io non celebro nulla perchè le montagne non sono un’arena in cui dibattersi. Anzi, a me pare che accolgano. L’alpinismo è inutile. Completamente inutile. Anche tanto egocentrico e, a volte, tanto finto. Io mi sento vera, infatti non faccio roba “figa”. Il valore lo calcolo in tempo: di chi guarda o legge, di chi scrive un messaggio, di chi si beve una birra insieme. Di chi fa progetti al mio fianco. Tutto ha valore quando nessuno è numero. Sticazzi dell’8a del 5.4 dell’ED. E anche l’epica, la lascerei a Omero.
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1 month ago
C’era la voce del vento, che si insinuava nei boschi, dove le betulle intrecciano i rami e disegnano caos, mentre cercano un sole che, qui, si concede di rado. La neve si poggia sulle cortecce e resta lì, appiccicata. Non si sa bene come. C’era la voce di una neve a cui nessuno di noi riusciva a credere. C’era la voce delle persone, a riempire l’aria di bestemmie, di risate, di racconti. Si zittiva tra le acque termali bollenti, o quando i corpi se ne stavano sdraiati sui tatami, per poi riattivarsi a chiedere sushi. E una Sapporo, per favore. C’era la voce di una Guida Alpina che sente le montagne nelle vene e che sembra non perdere mai l’entusiasmo nel mostrare un mondo in cui ha imparato a muoversi, pur dovendo guidare a sinistra. C’è una voce che ha scavato nei luoghi, per cercare ancora lo spirito del Giappone, riuscendo a trovarlo solo un po’, in qualche ikazaya, nelle forme dei boschi, o nelle rocce vulcaniche nere coperte dalla galaverna. Questa voce oggi va in giro a raccontare di aver trovato il legame: la cura, l’ascolto, il sentirsi a casa in un gruppo di persone che se ne stavano a migliaia di chilometri da casa. Dalla valnascosta al mare. E poi c’era un occhio che cercava di fermare tutto per raccogliere e raccontare, spesso non riuscendoci fino in fondo. E dire che era lì proprio per quello. *** Qui ci sono i primi frammenti di Hokkaido. Ci sono tantissime foto e tante parole a cui tengo, ma devo ancora processare tante cose, anche legate al mio primo viaggio in questa terra misteriosissima. Un sentito grazie va a @mapo_tapo e ad @elena_adonide , che mi hanno permesso di esserci, sia come sciatrice che come fotografa. #hokkaido #skitouring #freeride #ridefree #skiphotography
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2 months ago