La mia personale dolce âvita di stradaâ lâho vissuta durante tutta la mia infanzia, a 6 anni mi sentivo invincibile e forse lo ero a tutti gli effetti.
Lo ero soprattutto per quel sentimento di unione di sottofondo che ci univa tutti e che potevo percepire seppur piccola.
Nella via di casa sono caduta un milione di volte, mi sono spaccata gli incisivi sulla mia prima bici arancione e sfrecciavo sui pattini mano per la mano con chiunque mi si parasse di fianco.
Esisteva invece uno stupore, seppur facilmente malleabile e una meraviglia che un solo un bambino prova di fronte alle cose piĂš semplici.
Rimanevamo fuori fino a tardi, fino a che vedevamo i pali della luce accendersi dâun colpo, seppur piccoli ci veniva concesso perchè sapevamo âproteggerciâ lâun lâaltro.
Ero una bambina attenta, sapevo di essere fortunata.
Unâultima volta i miei amici sono rimasti attaccati al citofono perchè non uscivo mai in orario lĂŹ ad aspettarmi con le dita tra i denti perchè câera un poâ di vergogna quando non eravamo noi a rispondere ma i nostri genitori. Unâultima volta si sono chiusi tutti i cancelli, unâultima volta ho preso monopattino e bicicletta che adesso sono nel museo dei dimenticati.
Scavare a fondo per tornare a vivere per un poâ nel passato è un dolore che solo i sensibili hanno la capacitĂ di sopportare. Ringrazio la mia nostalgia che mi preserva dal lasciar andare anche le cose piĂš dolci-amare. Conscia che non câè magia che possa riportarmi indietro, proteggo tutto con cura.