Hassan vive in un antico villaggio berbero sui monti Atlas, è nato e cresciuto in un paesaggio che non è mai cambiato. Ogni giorno percorre un breve tratto dell’unica strada che lo ricollega ad un mondo che non può conoscere, calpesta insieme al suo bastone l’unico segno di una modernità che può solo immaginare. Si sveglia all’alba, ne percorre un tratto di un chilometro, seguito dal suo gregge di pecore, per poi imboccare un sentiero che nessuno a parte lui può riconoscere. Sale sulla prima altura di pietra rossastra per poi scomparire nella nebbia mattutina e ritornare all’imbrunire della sera. Ai miei occhi quel paesaggio è diviso da una semplice strada, che il padre ha visto costruire e che non si stanca mai di raccontarlo. Ma per Hassan e le sue sorelle quella strada è qualcosa di più profondo, una sorta di entità in grado di insinuarsi nei loro sogni, come uno spiritello capace di riversare nella propria mente immagini di mondi lontani, provocando sentimenti distopici, mischiati tra paure e speranze. Sanno che la storia della loro famiglia è divisa in due tempi: prima e dopo la costruzione di quella strada. Si, perché quel nuovo elemento ha rischiato di spezzare un equilibrio durato millenni.
Quando la sera torna stanco, dopo aver percorso chilometri tra le alture, mentre l’asfalto cambia colore con l’imbrunire, in lontananza sembra una lastra di vetro, una lama di luce rossastra. Nella testa di Hassan compaiono tutti quei mondi lontani che conosce solo dai racconti di chi è andato via e poi tornato. Quella strada è la N9, l’unico elemento geometrico, lineare in grado di dare coordinate semplici, da una parte l’est dall’altra l’ovest. Troppo semplice per Hassan che invece si muove senza difficoltà in paesaggi dove tutto è informe e confuso, un caos di rocce aguzze, cespugli, sabbia, terra rossa, sentieri dimenticati, vette innevate e fossili marini. Hassan riconosce ogni forma di quel paesaggio, impossibile perdersi con lui. Al contrario la semplicità di quella linea retta, riesce a incutergli un profondo timore.
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