Angelo Trani

@angelo__trani

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2 months ago
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2 months ago
Non esistono cose, parole, nomi. Non c’è il karma, la colpa, il contrappasso, la conseguenza. Non c’è ansia, non c’è prestazione. Non ci sono meriti e non esistono errori, non ci sono soluzioni e problemi, non ci sono direzioni da prendere se non esistono bivi. Non c’è dio, non ci sono segnali né presagi. Non esiste tristezza né felicità. Non c’è amore. Non c’è vita se non c’è morte. Niente spazio, niente tempo. Non esiste illusione, ma c’è il trucco. .
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3 months ago
Cambiare cambiare cambiare. Smettere di guardare indietro. Cercarsi nei posti in cui si è stati. Perdere la strada, non avere una strada. Dimenticare di ricordare. Comprare anelli, ogni anello un ricordo. Perdere anelli. Pagare per comprare parole, affetti, regali. Fotografare, pur di non guardare. Pur di non ricordare. Non avere padroni, che la libertà possa diventare gabbia. Arrabbiarsi per qualcosa che succede adesso, qui ed ora. Salutare. Verbo, non aggettivo. Avere paura, ogni giorno di più per un giorno in meno. Smettere di guardare avanti.
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5 months ago
Come si fa.
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9 months ago
Uno sguardo come chi non vede.
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10 months ago
Si dice che gli animali e le piante che hanno un legame con noi esseri umani siano in grado di capire se siamo malati, se soffriamo, anche quando noi stessi non ce ne accorgiamo. E sono capaci di prendere la nostra malattia, la sofferenza, ammalandosi e se necessario morendo al posto nostro. Lo fanno per noi, forse il nostro esistere è la sola ragione del loro essere felici, e per questo vogliono che continuiamo ad esistere, senza sofferenze, anche a costo della loro stessa vita. Ho conosciuto questo albero, che è poi diventato mio amico e confidente, qualche anno fa. L’avevo chiamato Franz, era un bell’albero doppio, di quelli che hanno il tronco che appena spunta dal terreno si divide in due tronchi separati. Una delle tante metafore della mia vita, che mi faceva sentire che c’era un qualche legame, tra me e lui. Era vecchiotto, ma stava benissimo, uno dei più alti e forti di tutto il parco Mirabell a Salisburgo. Mi aveva visto arrivare tante volte, estate, inverno, solo, in compagnia, triste, felice. E tutte le volte mi dava un segnale, che mi faceva pensare: era questo il suo modo di comunicare con me. Oggi ero venuto qui al parco, per salutarlo, e per dirgli qualcosa di nuovo, di bello. Ho trovato le sue radici grosse e nodose e quel poco che rimane del suo tronco. L’hanno tagliato, ho scoperto che il suo cuore si era ammalato, non riusciva più ad essere felice, perdeva piano piano le forze, una foglia alla volta. Ad un tratto sono certo di averlo sentito, aveva lasciato il suo ultimo messaggio nelle radici rimaste lì ad aspettarmi. Mi ha detto che non mi aveva mai visto veramente felice, sentiva che c’era qualcosa che da tanti anni aveva fatto ammalare la mia felicità, senza che nemmeno me ne accorgessi. Così lui ha cominciato ad ammalarsi, lo scorso inverno, mentre io cominciavo a guarire da qualcosa che solo adesso riconosco: era il mio cuore, malato ormai incurabile, che avrebbe smesso di funzionare portandosi via tutta la mia felicità. Non fosse stato per Franz. Ciao, amico mio. Grazie. .
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11 months ago
Una cosa che mi venne due anni fa, mentre ero nel pieno di una cosa che è passata qualche giorno fa. Non capivo cosa avevo scritto, forse avevo solo previsto questo momento. “Le mie vecchie scarpe sono ormai consumate da questo viaggio in solitaria, in cui tutto cambia tranne il tempo, che sembra immobile. Le lancette dell’orologio sono ferme: i secondi, soli anche loro, smettono di passare. Ma ora dammi la mano, e andiamo a barattare il tempo che è andato per quello che arriverà. Ti prometto una sola cosa: noi due saremo insieme. E butteremo tutti gli orologi, non avremo più bisogno di lancette, per misurare il nostro tempo. Ci basterà avere un po’ di mare e onde, e vento per le nostre vele. Margherite sempre fiorite. Mani che hanno bisogno di stringersi, mentre la bocca sta per dire che non c’è niente di cui aver paura. Un silenzio per darci un sorriso, un abbraccio ed un bacio, per chiederci scusa per un altro silenzio, durato troppo. Un pezzetto di me e di te che riempirà di nuova vita e di balocchi la camerina a fianco alla nostra. Pennelli e colori per imparare a dipingere un tramonto, per poi dire che non verrà mai come quello vero. Uno sguardo rubato per accorgersi che, tra quelle belle rughe, i tuoi occhi sono ancora quelli di una volta. E le nostre scarpe cammineranno sempre vicine, invecchieranno con noi, consumandosi piano piano nel lungo viaggio che faremo. Insieme.”
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11 months ago
Una realtà sognante, sentita, consapevole, viva, colorata, sorprendente, fatta di attimi che non descrivi neanche se usi tutti gli aggettivi del vocabolario. Neanche con qualche fotografia ispirata. Neanche con questo post. .
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1 year ago
È successo qualcosa. Oggi.
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1 year ago
Scrivere le cose sui social. Non per desiderio di esporsi, non per lamentarsi. Ma per far sapere, per capire se certe cose sono condivise da altri. Per dire, per diffondere. Un altro post polemico, sta diventando un vizio. Ma io non me ne starò mai zitto, non è giusto. Meglio combattere, che vivere nel silenzio pensando di soffrire meno. Da qualche giorno mi sono trovato a farmi il sangue amaro perché una cliente ha deciso di inventarsi scuse e fandonie pur di posticipare il pagamento per un lavoro effettuato più di un mese fa, creando regole tutte sue, partorite sul momento, inventando cose che sia io che lei, solo io e solo lei, sappiamo essere falsità. Un classico, dirà qualcuno, una cosa da poco. Ma la “colpa” è mia: mi sono fidato, ahimè, senza chiedere di firmare nulla, soprattutto senza prevedere che i soldi mi avrebbero rivelato che razza di persona era quella, quando ci sarebbe stato da riscuotere. Un classico, continua a dire qualcuno. Magra consolazione sono gli accidenti di vero cuore che sono stato in grado di elargire in risposta a tanta lurida bassezza, accidenti di cui non mi vergogno neanche un po’. Non servono a nulla, ma almeno fanno sfogare. Dico io. Io vorrei sapere: è ormai un’epidemia? La mancanza di rispetto, l’arroganza, il bisogno di fottere gli altri sennò sono gli altri a fottere te, soprattutto se ci sono anche solo quattro soldi in ballo: sono diventate malattie incurabili per quelli che vivono in questo maledetto paese? Ma che avete dentro di voi? Che razza di posto è questo, dove lo schifo è talmente diffuso che la gente lo considera normale? Non generalizziamo, non sia mai, che poi chi li sente i (pochi) che ancora hanno voglia di fare per bene, di vivere con educazione e rispetto per gli altri? Ma perché mi trovo a dover sopportare l’ennesimo “classico” caso di disonestà e cattiveria, solo perché preferisco sempre fidarmi delle persone? Non generalizziamo, per l’amor diddìo, ma che ne è rimasto degli “italiani brava gente”? E perché la maggior parte di quelli che leggeranno questo penseranno che sto esagerando? Quando è che vi accorgerete che l’esagerazione siete voi, le persone che siete diventate? .
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1 year ago
Scrivo queste righe per rendere grazie, a modo mio, ad un posto che mi ha sempre fatto venire voglia di fuggire, dandomi così la possibilità di trovare un posto migliore, per me, da cui non fuggire mai più. Detesto via Belgio, dove sono cresciuto, e tutta la frazione chiamata Bellavista, ammorbata da fabbriche inquinanti ornate da distese di tetti di amianto; frazione resa tristemente nota dalla via Cassia, seconda strada statale più importante d’Italia, che proprio a Bellavista si interrompe ormai da anni, a causa della “sparizione” di un ponte che era pericoloso forse meno degli inetti parassiti amministratori comunali/provinciali/regionali/statali che l’hanno fatto sparire. Potessero fare la stessa fine. Detesto Poggibonsi, dove sono nato, detesto la sua vergognosa collezione di buche per le strade e la sua viabilità, che sono oggetto di amare derisioni e maledizioni quotidiane; detesto molte delle persone, certo non tutte, che abitano quella città trascinando le loro vite per inerzia e restando silenziosi complici di un imbarbarimento che fa proseliti in tutta Italia. Detesto quegli italiani, certo non tutti, che hanno sostituito millenni di civiltà e cultura con la mancanza di rispetto, la regola del fottersene delle regole, l’impossibilità di stare calmi alla guida, il dio calcio tutti i giorni a tutte le ore, vestiari e frasari che puzzano della “cultura” di un paese che è riuscito a ri-eleggere, come suo rappresentante, un mostro come Donald Trump. Un errore diventato orrore. Detesto mafia e vaticano, due cose che l’Italia ha esportato con gran successo, detesto un paese che lascia libertà di parola a un individuo come Fabrizio Corona e vuole chiudere la bocca alla giornalista Giulia Innocenzi. Detesto l’italiano che la farà sempre franca (di solito un politico, un banchiere o un burocrate), e detesto gli italiani che continueranno, lamentandosi in silenzio, a pagare per lui. Ho sempre creduto che tutto questo detestare, poi criticare, poi voler fuggire, fossero segni di debolezza, che ci fosse qualcosa di sbagliato in me. Ma devo ringraziare questo “bel paese” per avermi fatto cercare e trovare di meglio. E capire che non ero io quello sbagliato. .
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1 year ago