Nella mostra Anni Luce di
@_marcotirelli a Anni Luce, ho attraversato qualcosa che somiglia a un viaggio senza coordinate, un ritorno e allo stesso tempo una partenza.
Con orgoglio e gratitudine penso a Marco, amico caro, che mi ha preso per mano e accompagnato dentro una geografia della memoria dove il tempo non scorre: si dilata, respira, si sospende.
Ogni opera è soglia e vertigine, porta socchiusa, finestra sull’infinito. Non si guarda soltanto: si attraversa.
Nelle sue forme silenziose e luminose sembra affiorare un pensiero profondo, quasi sussurrato: che l’infinito non è altrove, ma ci abita.
Contemplando i suoi lavori oggi ho sentito con chiarezza che siamo più vasti di ciò che crediamo, esseri senza confini, fatti della stessa materia impalpabile dei sogni.
Siamo frammenti di universo dispersi nel tempo, eppure uniti da una luce originaria.
Siamo traiettorie, scie luminose che attraversano il buio lasciando tracce di senso.
E forse l’arte, quella vera, non fa altro che ricordarcelo: con delicatezza, con mistero, con verità.
Grazie Marco.