Ci sono stati momenti, quest’anno, in cui la solitudine non era una scelta,
e nemmeno qualcosa da combattere.
Era semplicemente lì.
Presente. Silenziosa.
Non arriva sempre quando si è soli.
A volte si manifesta quando tutto intorno sembra pieno.
Si fa più evidente non perché sia nuova,
ma perché il rumore intorno aumenta.
Questo è per chi, almeno una volta quest’anno,
si è sentito fuori posto mentre il mondo festeggiava.
Per chi ha passato le feste da solo,
o si è sentito solo anche in mezzo agli altri.
Per chi ha imparato a fare silenzio dentro,
non perché fosse facile, ma perché era necessario.
È un pensiero per chi l’ha attraversata,
per chi ci convive,
per chi l’ha sentita pesare anche quando tutto sembrava andare avanti normalmente.
Per chi è stanco di sentirsi dire che solo non è.
Per chi può capirmi.
Non è una colpa,
né una mancanza.
È una condizione umana.
Questo non è un augurio di compagnia,
ma di serenità.
Quella che si cerca quando non resta più nessuno da convincere,
quando si smette di aspettare qualcosa dall’esterno
e si prova, anche solo per un attimo, a restare.
Per il tempo che verrà:
che quel vuoto possa diventare quiete.
Che il silenzio, anche nel rumore, non faccia più paura.
Un inno alla forma più profonda di nostalgia, la solitudine
Manuele